Mi chiamo Sofia, ho 42 anni, sposata da quindici con Marco, un ingegnere tranquillo. Di giorno sono l’avvocatessa impeccabile, tailleur grigio, capelli in ordine, riunioni in studio. Rispettabile, noiosa. Ma dentro… dio, dentro brucio. Ho Daniel, il mio amante segreto. Ci conosciamo da anni, lui fa il decoratore, forte, tatuato, con quel cazzo che mi fa impazzire. Ci vediamo di nascosto, in hotel luridi o parcheggi bui. L’adrenalina del rischio mi bagna la fica prima ancora che mi tocchi.
Quel sabato di metà ottobre, ho organizzato una festa di Halloween con le mie amiche Flora e Rosa. Ci siamo incrociate per caso in centro, borse della spesa in mano, caffè al volo. ‘Ragazze, facciamola grossa!’, ha detto Flora, che ha da poco confessato di amare Odile, una tipa lesbica. Io ho riso, ma dentro pensavo a Daniel. L’ho invitato per la déco, il mio vecchio ‘amico’. Abbiamo trovato una cantina enorme, voûte medievali, lucernari alti. Centinaia di inviti, maschere da Parche vecchie con un dente solo e un occhio gelatinoso. Ridicolo, ma perfetto per nascondersi.
Il Segreto che Mi Bruciava Dentro
La festa esplode. Daniel arriva presto, con Philippe, il suo ‘collega’. Lui è Oscar stasera, no, Daniel è travestito da diavolo sexy, corna e muscoli tesi sotto la pelle. Mi sfiora la mano mentre sistemo le ragnatele. Sento l’anello di matrimonio freddo contro il suo palmo caldo. ‘Sofia…’, sussurra, occhi famelici. Il cuore mi martella. Marco è a casa con il cane, Halloween, quel bestione buono ma geloso. ‘Devi stare attenta’, mi dico. Ma la fica pulsa. Balliamo vicini, corpi sudati, pseudo-anonimato. Sudore, musica, corpi che sfregano. Carne vale, prima del digiuno.
L’Esplosione di Desiderio nella Cantina Oscura
Non resisto. ‘Vieni’, gli dico, tirandolo in un angolo buio, dietro un pilastro umido. La cantina odora di muffa e candele. Chiude la porta di legno scricchiolante. Mi spinge contro il muro freddo. ‘Cazzo, Sofia, sei fradicia’. Le sue mani sotto la gonna da strega, mutande da parte. Due dita dentro, bagnate subito. Gemo piano, ‘Shh, ci sentono’. Mi gira, gonna alzata, il mio culo esposto. Sento la zip, il suo cazzo duro che preme. Entra di colpo, profondo, riempiendomi. ‘Ah… sì, fottimi forte’. Pompa veloce, urgente. Io mi aggrappo al muro, tette che rimbalzano, capezzoli duri contro il tessuto. L’anello luccica mentre gli stringo il collo. Sudore che cola, palle che sbattono sulla mia fica. ‘Vengo… cazzo, vengo!’, ansima. Sento il caldo schizzare dentro, riempirmi. Io esplodo dopo, tremando, mordendomi il labbro per non urlare. Due minuti, sporchi, perfetti. Rischiando tutto.
Mi tiro giù la gonna, pulisco con un fazzolettino. ‘Devo andare’, dico, baciandolo. Torno in sala, trucco sfatto, ma sorrido. La festa continua, corpi lascivi. Poi il telefono: tredici chiamate. Il cane, Halloween, è collassato. Corro a casa, lo porto dal vet di guardia. Embolia, dice lei. Dieci anni oggi. Piango, accovacciata, mano sulla sua testa. L’eutanasia, inevitabile. Torno a letto, esausta, colpa e dolore. Ma sotto… quel brivido. Daniel dentro di me ancora. Marco dorme accanto, ignaro. Io, la rispettabile, con la fica piena del mio segreto. Mi tocco piano, rivivendo. Domani sarò di nuovo la moglie perfetta. Ma stasera? Stasera sono viva. Il segreto mi eccita da morire. Quando ci rivedremo? Presto. Non resisto.