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La Mia Doppia Vita: Sposata, Avvocata e Puttana Segreta al Chiosco

Mi chiamo Laura, ho 42 anni, sono un’avvocata rispettata a Milano. Sposata da 15 anni con Marco, un ingegnere gentile, casa in ordine, figli grandi che studiano fuori. Di fuori, sono la donna perfetta: tailleur eleganti, capelli raccolti, sorriso professionale nei tribunali. Ma dentro… Dio, dentro brucio. Ogni pomeriggio, tornando dal lavoro, passo dal chiosco di giornali in via Torino. Gestito da un vecchio burbero e sua moglie, una donnona rotonda con occhi maliziosi. Lei sa. Sa che compro quelle riviste porno, quelle con copertine di fiche spalancate e cazzi enormi. ‘Tesoro, oggi ce n’è una nuova, con due sorelle che si leccano’, mi sussurra ridendo, mentre infilo i soldi. Il cuore mi batte forte, guardo l’anello nuziale che luccica al dito. E se mio marito passasse di qui? E se qualcuno del lavoro mi vedesse? Quel brivido mi bagna le mutande.

L’altro ieri è stato diverso. Ero lì, fingendo di sfogliare un quotidiano, ma i miei occhi divoravano i titoli: ‘La segretaria si fa inculare dal capo’. Tremavo. Poi è arrivato lui, Luca, un ragazzo di una ventina d’anni, timido, con i capelli arruffati e le guance rosse. Lo vedevo da settimane, borbottare acquisti alla vecchietta. Quel giorno, il vecchio non c’era. Luca ha preso una rivista, ‘Confessioni di troie sposate’, e le nostre mani si sono sfiorate pagando. ‘Ti piace il rischio, eh?’, gli ho detto piano, la voce roca. Lui ha balbettato: ‘S-sì, signora… lei è…’. La vecchia ha sorriso e si è allontanata fingendo di sistemare. ‘Vieni con me’, gli ho sussurrato, il cuore in gola. Abbiamo camminato verso il parchetto dietro, quello mezzo nascosto dai cespugli. L’urgenza mi stringeva lo stomaco. ‘Ho poco tempo, mio marito mi aspetta a casa per cena’. Pensavo al tavolo apparecchiato, al suo bacio sulla guancia, mentre io puzzavo di sesso.

Il Mio Segreto Quotidiano e la Tensione che Sale

Nel parco, dietro un albero grosso, non ho resistito. L’ho baciato con furia, la lingua dentro la sua bocca giovane. ‘Togliti i pantaloni’, ho ordinato, ansimando. Il suo cazzo è saltato fuori, duro come ferro, grosso, venoso. ‘Cazzo, sei enorme’, ho gemito, inginocchiandomi sull’erba umida. L’ho preso in bocca, succhiando forte, la saliva che colava. Sentivo il suo sapore salato, le vene pulsare sulla lingua. Lui gemeva: ‘Signora… Laura… oh merda’. Il mio anello brillava mentre lo segavo con la mano, su e giù, veloce. La fica mi pulsava, fradicia. Mi sono alzata, ho sollevato la gonna, strappato le mutande. ‘Scopami ora, forte’. Mi ha spinta contro l’albero, la corteccia mi graffiava la schiena attraverso la camicia. Ha infilato quel cazzo dentro di me con un colpo secco, fino in fondo. ‘Ahhh! Sì, così!’, ho urlato piano, mordendomi il labbro. Mi sbatteva come un animale, le palle che sbattevano sulla mia fica bagnata. ‘Sei strettissima… troia sposata’, grugniva lui. Io stringevo l’albero, il cuore che scoppiava, sentendo voci lontane di passanti. ‘Più forte, fammi venire!’. Le sue spinte erano violente, il cazzo mi sfregava il clitoride interno. Ho venuto tremando, la fica che si contraeva intorno a lui, schizzi di umori sulle cosce. ‘Sborra dentro!’, ho supplicato. Lui ha ringhiato, pompando fiotti caldi di sperma profondo nella mia fica. Ce n’era tanto, colava fuori mentre mi ritraeva.

Mi sono sistemata in fretta, gonna giù, trucco rifatto con un fazzoletto. ‘Non dire niente, ci vediamo domani’, gli ho detto baciandolo. Sono tornata a casa, gambe molli, lo sperma che mi scivolava nelle mutande. Marco mi ha accolto: ‘Com’è andata al lavoro?’. Ho sorriso, ‘Bene, amore’, mentre pensavo al cazzo di Luca. Cena normale, figli al telefono, letto con marito. Ma mentre lui dormiva, mi toccavo piano, rivivendo tutto. Quel segreto mi fa impazzire. Domani al chiosco… chissà. Sono colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questa doppia vita è il mio ossigeno.

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