Mi chiamo Laura, ho 42 anni, avvocata in uno studio importante a Milano. Sposata da dodici anni con Paolo, ingegnere gentile, due figli adorabili. La mia vita è impeccabile: tailleur eleganti, riunioni, pranzi con clienti. L’anello al dito brilla sempre, simbolo di fedeltà. Ma… c’è Marco. Il capo acquisti, 50 anni, corpo atletico, occhi che mi divorano. La nostra liaison è partita sei mesi fa, un bacio rubato in ascensore. Da allora, il fuoco non si spegne.
Tutto è cambiato con quella bambola. Me l’ha regalata Aisha, la mia cliente nigeriana, prima di partire in vacanza. ‘Dalla all’uomo che ami davvero’, mi ha detto ridendo. Io… l’ho data a Marco, non a Paolo. Per gioco, per legarlo a me. Dentro la ‘mutandina’ cucita tra le gambe della bambola, ho infilato una ciocca dei miei peli pubici, raccolti dal letto dopo una nostra notte selvaggia. Aisha aveva accennato a un rito vudù antico: chi tocca lì, tocca la donna vera. Io ci ho riso sopra, ma Marco… lui ha provato. E ha funzionato.
Il Segreto Nascosto Sotto la Mia Vita Perfetta
Il cuore mi batte forte solo a ripensarci. Stamattina, in open space, seduta alla scrivania, sentivo il suo sguardo. Paolo mi aveva mandato un messaggio: ‘Stasera cena romantica?’. Ho risposto sì, con l’anello che scintillava sulla tastiera. Poi, improvviso: un formicolio tra le cosce. Le sue dita, immagino, nella bambola nel suo cassetto. La mia figa si è bagnata all’istante. Ero in riunione, parlavo di contratti, ma dentro… oh Dio, le sue dita scorrevano sulle mie labbra gonfie, sfioravano il clitoride. Il cuore mi scoppiava nel petto, sudavo, stringevo le gambe. ‘Tutto ok, Laura?’, ha chiesto un collega. ‘Sì… solo caldo’, ho balbettato, mordendomi il labbro. L’anello freddo contro la pelle bollente. Il rischio di gemere davanti a tutti… mi eccitava da morire.
L’Esplosione di Desiderio in Ufficio
Non ce la facevo più. Mi sono alzata, ‘Vado in bagno’, ho detto. Lui mi ha seguita, lo sentivo dietro. Nelle toilette unisex, ho chiuso la porta. ‘Marco, bastardo…’, ho sussurrato. Mi ha spinta contro il muro, le sue mani sotto la gonna. ‘Senti quanto sei fradicia?’, ha ringhiato, infilando due dita nella mia figa rasata a metà, peli umidi appiccicati. Ho gemuto, ‘Fottimi ora, prima che torni a casa’. Mi ha girata, gonna alzata, mutande abbassate alle ginocchia. Il suo cazzo duro, spesso, mi ha penetrata da dietro con un colpo secco. ‘Cazzo, sei strettissima’, ha grugnito, sbattendomi forte. Le mie tette pesanti saltavano fuori dal reggiseno, capezzoli duri sfregavano contro il lavandino. Io spingevo indietro, ‘Più forte, fammi venire!’. Il suo pollice sul clitoride, il cazzo che pulsava dentro, colpi rapidi, urgenti. Ho sentito l’orgasmo arrivare, violento: ‘Vengo… oh merda!’. Mi ha riempita di sborra calda, gocciolante lungo le cosce. Due minuti, non di più. Puliti in fretta, specchi appannati.
Tornata alla scrivania, gambe tremanti, figa che pulsava ancora. Riunione finita, stretta di mani ai colleghi. ‘A stasera, Paolo’, messaggio inviato con sorriso finto. A casa, bacio il marito, preparo la cena, rido con i figli. Sotto la tavola, la sborra di Marco cola piano. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questo segreto, questa bambola… è la mia droga. Domani, al lavoro, chissà cosa farà. Il brivido di rischiare tutto per un piacere così crudo. Non smetterò mai.