Mi chiamo Sandra, sono italiana, sposata da vent’anni con Marco, un uomo perbene. Di giorno, sono l’avvocatessa impeccabile, tailleur elegante, stretta di mano ferma negli uffici del centro. Rispettabile, madre di due figli grandi. Ma dentro, brucia. Quel fuoco che non si spegne. L’anello d’oro al dito mi ricorda il dovere, ma il cuore… batte per l’adrenalina del proibito.
Oggi, caldo anomalo per aprile. Ho mentito a Marco: ‘Vado a fare una passeggiata nel parco vicino, ho bisogno d’aria’. Lui sorride, non sospetta. Io indosso quella robe bleue leggera, senza spalline, elastica sul seno. Niente sotto. Niente mutande, niente reggiseno. Il tessuto sfrega la pelle, i capezzoli si induriscono al vento leggero. Cammino sul sentiero erboso, cuore che accelera. E se mi vedono? E se lui scopre? Quel brivido mi bagna già tra le cosce.
Il Segreto che Mi Consumava
Il bosco è quieto, sole filtra tra gli alberi. Sento passi. Un jogger, sui quarant’anni, atletico, short attillati. Mi guarda, occhi che scendono sulla curva dei fianchi. ‘Bella giornata per correre, eh?’, dice con un sorriso. Io arrossisco, ma non mi fermo. ‘Sì, per… sgranchire le gambe’. La mia voce trema un po’. Lui si ferma, sudato, muscoli tesi. ‘Sei sola? Sembri… invitante in quella robe’. Il cuore mi martella nel petto. L’anello brilla al sole mentre stringo la borsa. Dovrei andar via. Invece, balbetto: ‘Beh… un po’ di compagnia non guasta’.
La tensione esplode. Mi tira dietro un cespuglio folto. ‘Sei sposata?’, chiede, sfiorando l’anello. Annuisco, colpevole ma eccitata. ‘Meglio così’. Le sue mani scivolano sotto la robe, elastico giù, seni liberi. Li palpa, pinza i capezzoli duri. ‘Cazzo, che tette’. Io gemo piano, guardo intorno. Urgenza totale, devo tornare prima che Marco chiami. Lui abbassa lo short, cazzo duro, venoso, già lucido. ‘Succhia’, ordina. Mi inginocchio sull’erba umida, lo prendo in bocca. Sa di sale, sudore. Lo pompo veloce, lingua sul glande, mentre lui mi afferra i capelli. ‘Brava troia sposata’.
La Scopata Veloce e Proibita
Non resiste. Mi alzo la robe, mi gira, mani sui fianchi. ‘A pecorina, presto’. Mi appoggio a un albero, fica esposta, bagnata fradicia. Entra di colpo, rude. ‘Che fica stretta’. Geme spingendo, palle che sbattono sul mio culo. Io mordo il labbro, cuore impazzito, paura di voci vicine. L’anello graffia la corteccia mentre mi aggrappo. ‘Più forte, ma fai in fretta’, ansimo. Lui accelera, martella, una mano sul clito che strofina. ‘Ti riempio?’. ‘No, fuori!’. Ma il rischio mi fa impazzire. Sento l’orgasmo montare, gambe che tremano. Vengo mordendomi la mano, spasmi violenti, lui grugnisce e spara sul mio culo, sperma caldo che cola.
Ansanti, ci rivestiamo veloci. ‘Chissà se ci rincontriamo’, sorride lui. Io annuisco, robe a posto, ma sento il liquido tra le cosce. Corro via, cuore ancora a mille. Rientro, Marco mi bacia: ‘Bella passeggiata?’. ‘Sì, rigenerante’. Sorrido, mentre il segreto mi scalda dentro. Doccia veloce, via le tracce. Di sera, a letto con lui, penso al jogger, al cazzo in bocca, al rischio. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questa doppia vita è il mio veleno dolce. Domani, avvocatessa. Stasera, sogno il prossimo brivido.