Mi chiamo Sofia, avvocatessa di 38 anni, sposata da dieci con Marco, un uomo gentile ma prevedibile. Di giorno sono la professionista impeccabile, tailleur eleganti, riunioni in studio, sorrisi ai clienti. Ma stasera… ho mentito. ‘Riunione urgente con un cliente’, ho detto a Marco baciandolo sulla guancia. Il mio cuore già batteva forte mentre afferravo la borsa e uscivo. L’anello nuziale al dito mi pesa, luccica sotto i lampioni, ma tra le cosce sento già quella umidità familiare. Guido verso l’Hotel Splendor, un posto discreto in periferia. Luca mi ha mandato il messaggio: ‘Camera 96. Indossa nero. Ti aspetto’. Luca, il mio amante da sei mesi, collega occasionale, occhi penetranti e mani ruvide da operaio. L’adrenalina mi fa tremare. E se Marco scopre? No, non ci penso. Parcheggio, entro. L’ascensore è vuoto, ma c’è un ragazzo in uniforme, giovane, muscoloso. Gli sorrido, immagino di palparlo. ‘Buonasera signora’, balbetta. Le porte si chiudono sul mio segreto.
La porta della 96 è socchiusa. Entro, penombra, due candele tremolano sulla tavola, bottiglia di champagne nel secchiello, una sola flûte. ‘Solo una?’, penso ridendo dentro. Un rumore. Da dietro la tenda esce un cameriere, grembiule bianco, nient’altro sotto. Il suo culo sodo, bordato di bianco, mi fa leccare le labbra. Versa lo champagne senza un pop, silenzioso come piace a me. ‘Grazie’, mormoro, notando i muscoli della schiena. Luca ha pensato a tutto. Mi tolgo il cappotto, resto in tacchi alti, autoreggenti, reggicalze, perizoma nero che mi sega la fica, niente reggiseno. I capezzoli duri sfregano il tessuto. Bevo, seduta composta, ma la figa pulsa. Improvvisamente, un fazzoletto di seta sui miei occhi. ‘Luca? Sei tu?’. Silenzio. Mani forti mi legano i polsi dietro la schiena, seta morbida. Trasalisco, cuore in gola. Paura? Sì, ma eccitazione pura. Apro la bocca, pronta. Sento il suo cazzo, grosso, caldo, premere sulle labbra. Lo prendo tutto, lo succhio profondo, lingua che gira sulla cappella. Gemo, ‘Mmm, sì…’. Lui ansima, mi afferra i capelli.
Il Mensonge per Incontrare l’Amante
Mi sdraia sul letto di traverso. Mani ruvide mi aprono le cosce, lingua sulla fica bagnata. ‘Oh cazzo, sì!’, grido mentre mi lecca il clitoride, dita dentro. Orgasmo violento, trepido, godo urlando. Poi mi gira, a pecora. Il cazzo entra di colpo, profondo, mi riempie. ‘Più forte, scopami!’, lo imploro. Spinge, palle che sbattono sul mio culo, io spingo indietro. Un’altra cappella contro la bocca, la succhio avida, deepthroat fino in gola. Sborra calda mi riempie la bocca, ingoio, tossisco eccitata. Mi scopa ancora, più veloce, rischio di urlare troppo. Viene dentro, fiotti bollenti. Mi sbendano gli occhi. Non è Luca. Il cameriere, quel culo perfetto, sorride. ‘Grazie signora’. Rido nervosa, eccitata da morire. Luca ha orchestrato tutto, il voyeur.
Non ho finito. Lo spingo a terra, a pecora. Lecco il suo culo stretto, lingua dentro, lo branlo forte. Geme come una puttana. Lo giro, in ginocchio, lo finisco con la mano e bocca. Sborra sul mio viso, schizzi caldi sulle guance, labbra. Mi sento una dea. Doccia veloce, olio di jojoba sulla pelle. Esco barcollando, gambe molli. Taxi, ‘Presto, via da qui’. Casa. La macchina di Marco è lì. ‘Amore, sono tornata!’, grido. La TV urla, calcio. È assorto. Mi infilo piano sotto il tavolo, senza farsi vedere. Gli slaccio i pantaloni, cazzo semi-duro in bocca. Succhio piano, lui geme col goal. ‘Vai, cazzo! Goooal!’. Sborra scarsa, ma bevo tutto. Mi alzo, lo bacio. ‘Grazie amore per il mio pomeriggio…’. Lui sorride ignaro. Io, col viso appiccicoso sotto il trucco, corro in bagno. Colpevole? Un po’. Ma già penso al prossimo segreto. Questo brivido… è la mia droga.