Mi chiamo Anna, ho 48 anni, sposata da vent’anni con Marco, un uomo rispettabile, ingegnere. Di giorno sono la venditrice impeccabile nella pelletteria del centro commerciale, sempre sorridente, con l’anello al dito che brilla sotto le luci. Tutti mi invidiano: casa perfetta, figli grandi, vita ordinata. Ma dentro… dio, dentro brucio. Marco non mi tocca più come prima, è routine, noia. Io? Ho bisogno di cazzo vero, di rischio, di quel brivido che mi fa battere il cuore come una forsennata. Ogni domenica, quando lui è via per lavoro, l’ossessione mi divora. Mi tocco tre volte al giorno, con vibrazioni o dita, ma non basta. Voglio una vera verga dura, gonfia, che mi riempie fino in fondo.
Stasera, domenica, non ce la facevo più. ‘Esco a prendere aria’, gli ho detto al telefono. Ho messo un filo di trucco, pettinato i capelli, e via in macchina. Giro per strade vuote, finisco al parcheggio del cinema multiplex. Film scemo, azione idiota, ma almeno distrae. Esco, e lì… sulla mia auto, un tizio sbronzo accasciato sul bagagliaio. Cuore in gola. ‘Via di qui!’, dico, ma lui biascica, non si muove. Paura che cada, che arrivi qualcuno. Lo afferro, lo trascino sul sedile davanti. Niente portafoglio, niente documenti. Polizia? No, troppi casini. Accendo, e senza pensarci, lo porto a casa. Garage, ascensore, sudore freddo mentre lo spingo sul divano. Esausta, lo guardo: quarantenne, vestito bene, cravatta storta. Non un barbone. E lì… vedo il rigonfiamento nei pantaloni. Il mio clito pulsa. ‘Sei pazza, Anna’, mi dico, ma l’anello al dito brilla mentre la mano trema verso la patta.
La Tensione tra Vita Normale e Desiderio Proibito
Respiro affannato. Controllo: ronfa come un ghiro. Zip, piano. Niente slip, solo boxer. Tiro fuori quella cosa molle, su un nido di peli. Odore di maschio, sudore, piscio leggero. Mi eccita da morire. La tocco col dito, la prendo in mano. Si indurisce! Dio, batte forte nelle vene. La sbuccio, il glande viola, gonfio. Mi bagno le mutande. Mi chino, lecco il buchetto. Poi bocca piena, succhio piano, ritmo che accelera. Mi infilo due dita nella figa fradicia, attraverso il tessuto. Non resisto: via mutande, mi arrampico sopra di lui. Gambe aperte, lo guido dentro. Umida come una troia, scivolo giù. ‘Ahhh…’, gemo piano. Sale e scendo, cosce che pompano, il suo cazzo mi spacca. Vengo urlando dentro, lui schizza senza svegliarsi, sperma caldo che mi inonda. Tremo tutta.
L’Acte Intenso e il Segreto Gardato
Mi riprendo, pulisco con un panno umido, rimetto tutto a posto. Torno a guardare. Due ore dopo, di nuovo duro! ‘No, Anna, basta’. Ma no. Lo tiro fuori, più grosso stavolta. Lo pompo, lo lecco, succhio vorace. Salgo, mi infilo brutale. ‘Hannn!’. Pompo più forte, tette fuori dal reggiseno, capezzoli duri che sfregano. Lui ansima nel sonno, spinge su istintivo. Clapotii bagnati, figa che stringe. Vengo di nuovo, lui pure, fiotti bollenti. Paura: e se si sveglia? Via veloce, pulisco col mio perizoma. Niente.
Ore dopo, si agita. Apre gli occhi, confuso. ‘Dove… chi sei?’. ‘Calma, ti ho trovato ubriaco sulla mia macchina al cinema. Ti ho portato qui per sicurezza’. Ometto tutto. Beve caffè, si lava. ‘Grazie, signora’. Via, senza sapere. Io? Resto lì, figa ancora gonfia, anello che luccica. Marco torna domani, vita normale. Ma quel segreto… mi fa bagnare solo a ripensarci. Il rischio, il divieto, due sborrate da uno sconosciuto. Sono una troia rispettabile. E adoro questa doppia vita.