Mi chiamo Sofia, ho 35 anni, avvocatessa in uno studio importante a Milano. Sposata con Marco, ingegnere gentile, due figli piccoli. Vita perfetta, eh? Foto di famiglia sul desktop, tailleur eleganti, cene con amici. Ma c’è un segreto che mi fa bagnare le mutande solo a pensarlo. Da sei mesi, ho una doppia vita. L’atelier di un vecchio pittore in un vicolo di Brera. Gli ho detto a Marco che mi faccio fare un ritratto ufficiale, per il mio ufficio. ‘Per sembrare più autorevole’, ho mentito stamattina, mentre lui mi baciava sulla guancia. Cuore in gola, al dito l’anello che brilla come un marchio. Guido fin lì, parcheggio lontano, cammino veloce coi tacchi che cliccano sul selciato. Suono. Lui apre, quel vecchio arzillo, capelli bianchi, mani tremanti. ‘Sofia, bentornata. Stavo per buttare tutto nel camino.’ Ha bruciato le sue tele ieri, depresso. Lo trovo così, perso. ‘Facciamo qualcosa di vero stavolta’, gli dico, chiudendo la porta. Sento il telefono vibrare nella borsa: Marco che chiede se sto bene. Ignoro, il cuore mi martella nel petto.
Entro, l’aria puzza di trementina e fumo. ‘Spogliati’, mi dice lui, ma esita. Io non aspetto. Mi levo la gonna, la camicetta, resto in reggiseno e mutande nere. ‘No, nuda. Voglio dipingere il piacere, non una posa finta.’ Lui suda, gli occhi lucidi. Mi stendo sulla pelle di capra, gamba alzata, mano sulla fica. La tocco piano, già umida. ‘Vedi? È questo che vuoi.’ Inizio a sfregare il clitoride, dita che entrano e escono, respiro corto. ‘Cazzo, Sofia, sei una diavola.’ Ma non basta. Prendo il telefono: ‘Vieni, Demian. Ora.’ Il mio amante, 25 anni, muscoli tesi, cazzo sempre duro. Arriva in cinque minuti, ansante. Il pittore va a prendere un caffè, come da copione. ‘Trenta minuti, basta per fottermi bene.’
Il Segreto che Mi Brucia Dentro
Porta chiusa, ma il rischio mi eccita da morire. Demian mi strappa le mutande, mi gira a pecorina. ‘Sei fradicia, troia sposata.’ La sua mano sulla mia, l’anello che sfrega contro la sua pelle calda. Mi infila due dita, poi la lingua sulla figa, succhia forte. Geme: ‘Amo il tuo sapore da puttana rispettabile.’ Io ansimo: ‘Scopami, veloce, prima che torni.’ Il suo cazzo entra di colpo, grosso, venoso, mi riempie la passera fino in fondo. Pum pum pum, colpi secchi, il tavolo trema. Sudiamo, odore di sesso nell’aria. ‘Più forte, cazzo!’ grido piano. Mi tappa la bocca, mi piscia il collo. Cambio posizione, lo cavalco, tette che rimbalzano, lui mi pinza i capezzoli. ‘Vieni qui, vecchio’, penso, ma lui torna proprio ora. Busso alla porta? No, eccoci. Mi metto a quattro zampe, Demian mi sbatte da dietro, la mia faccia ebete dal piacere. Il pittore dipinge, pennello che vola. ‘Manca qualcosa’, dice. Io: ‘Prendi il rosso, spalma sul mio culo.’ Demian unge l’anello anale con la pittura all’olio cremisi, poi spinge il cazzo lì dentro. Anal rovente, brucia e gode. ‘Aaaah, sììì!’ urlo, la figa che squirta sul pavimento. Vengo come una dannata, culo sanguinante di vernice, il suo sperma che cola dal buco aperto. Il pittore finisce la tela, occhi folli.
Ci rivestiamo in fretta, io con la figa pulsante, mutande zuppe, rossore sul culo che pizzica sotto la gonna. Baci rapidi, ‘Grazie per il ritratto’, rido nervosa. Esco, aria fresca sulla pelle bollente. Guido a casa, l’anello appiccicoso di sudore e pittura. Marco mi accoglie: ‘Com’è andata?’ ‘Bene, amore, tra poco cena.’ Sorriso innocente, ma dentro ribollo. Mi siedo a tavola, sento il liquido colarmi tra le cosce. Domani lo rifarò. Questo segreto è la mia droga, il brivido di essere moglie e troia. L’anello al dito, il suo sperma dentro di me. Dio, mi sto toccando sotto il tavolo solo a pensarci.