Mi chiamo Sofia, ho 38 anni, sono un’avvocata rispettata a Roma. Sposata da dieci anni con Luca, deputato alla Camera, padre di due figli. Fuori, sembro la moglie perfetta: tailleur elegante, capelli in ordine, al collo la collana che mi ha regalato per il nostro anniversario. L’anello nuziale brilla al dito, simbolo della mia vita impeccabile. Ma dentro… dio, dentro è un fuoco che brucia.
Oggi ero lì, in tribuna, ad ascoltare Luca. Parlava con passione della Festa della Repubblica, del 2 giugno, un simbolo di unità per l’Italia. ‘Pace e riconciliazione!’, tuonava, battendo il pugno sul podio. Lo guardavo, applaudivo con le altre mogli. Il cuore mi batteva forte, ma non per lui. Per Giovanni, il suo collega di partito. Seduto due file più in là, mi lanciava occhiate che promettevano guai. Il mio telefono vibrava in borsa: ‘Parcheggio sotterraneo B, fra 10 minuti. Non farmi aspettare.’
La doppia vita e la tensione crescente
Luca finisce, ovazione. Mi alzo, lo bacio sulla guancia. ‘Sei stato grande, amore.’ Lui sorride, gonfio d’orgoglio. ‘Vado al club a festeggiare con i ragazzi. Tu torna a casa, prepara la cena.’ Perfetto. Il coatto è già in macchina, a 200 metri dal Parlamento. Saluto le amiche, cammino veloce sui tacchi, il cuore in gola. Passo davanti ai commessi, sorrido. ‘Buona serata.’ Ma sotto la gonna, le mutandine sono già umide. L’odore del mio desiderio mi tradisce. E se Luca chiamasse? E se mi vedessero? L’adrenalina mi fa tremare le gambe.
Scendo le scale del parcheggio, buio e umido. La sua Audi nera, vetri oscurati. Apro la portiera posteriore. ‘Sali, troia.’, sussurra Giovanni. Lo faccio, le ginocchia che sfregano sul sedile in pelle. Chiudo, il mondo sparisce. Le sue mani ruvide su di me, sotto la blusa. ‘Hai l’anello… puttana sposata.’ Lo stringo, lo bacio famelica. ‘Sbrigati, amore. Luca mi aspetta a casa.’ Ma non voglio che si sbrighi. Voglio il rischio.
L’esplosione di piacere proibito
Mi slaccio la gonna, la tiro su alle cosce. Lui si sbottona i pantaloni, tira fuori il cazzo duro, venoso, già gocciolante. ‘Guardalo, è per te.’ Lo afferro, lo masturbo veloce, la saliva in bocca. Mi giro, a pecorina sul sedile, il culo in aria. ‘Scopami, Giovanni. Forte.’ Entra di colpo, la fica bagnata lo ingoia. ‘Cazzo, sei strettissima.’ Spinge, colpi secchi, il parcheggio riecheggia dei nostri ansiti. Sento le palle sbattere contro di me, il sudore colarmi tra i seni. L’anello al dito preme sul suo fianco, contrasto delizioso. ‘Più forte… sì, così!’ Geme, mi afferra i capelli. ‘Ti riempio, Sofia. Prendi la mia sborra.’ Io vengo prima, la fica che si contrae, urlo soffocato. Lui esplode dentro, caldo, appiccicoso, mi inonda. Trema, ansima. ‘Sei la migliore.’
Due minuti, non di più. Urgente, perfetto. Mi riabbasso la gonna, il suo sperma cola lungo le cosce. ‘A presto, amore.’ Esco, cammino dritta, gambe molli. Salgo in taxi, chiamo Luca: ‘Sto tornando, tesoro. Tutto bene?’ ‘Sì, amore. Ti amo.’ Riattacco, sorrido. A casa, cena pronta, figli a letto. Luca mi bacia, non sente l’odore di sesso. Mi infilo sotto la doccia, l’acqua lava via le prove. Ma dentro, l’eccitazione resta. Sono la moglie devota… e la sua puttana segreta. Domani, un altro discorso. Un altro appuntamento. Non resisto. Non voglio.