Dio, non so da dove iniziare. Sono Maria, 38 anni, avvocatessa in uno studio importante a Milano. Sposata da 12 anni con Luca, l’uomo perfetto: casa in ordine, figli a scuola, cene eleganti. Tutti mi guardano come la donna in carriera, rispettabile, con l’anello al dito che brilla. Ma dentro… dentro brucio. Adoro correre lungo il fiume, al mattino presto. È il mio sfogo. Due settimane fa, mi sono masturbata lì, in pubblico, vedendo un pescatore dall’altra sponda. Non l’ho mai detto a nessuno. Mi ha eccitata da morire, quel rischio. Il cuore che mi martellava, la fica che colava. Ieri, temporale in arrivo, mi sono svegliata all’alba. Luca dormiva, i bambini pure. ‘Vado a correre’, ho mentito via messaggio. Indosso il solito short, ma stavolta… ho preparato tutto. Reggiseno nero bucato sui capezzoli, per sfregare mentre corro. Stringhe coordinate, minuscole. E la bomboletta al peperoncino in tasca. Non si sa mai. Piove già forte. Corro verso il ponte, il cuore che pompa adrenalina. Lo vedo lì, il pescatore della volta scorsa, sotto l’arcata, bagnato fradicio. Mi fermo. ‘Buongiorno!’, dico, con un sorriso malizioso. Lui sobbalza, mi guarda strano. ‘Tempo schifoso per pescare’, ribatto io, ridendo del suo imbarazzo. I capelli sciolti, trucco waterproof. Sembro una troia, lo so. Parliamo. Ammetto tutto: ‘La scorsa volta mi sono toccata pensando a te. Ero fradicia’. Lui arrossisce, balbetta. Fuori, tuoni, pioggia infernale. Siamo soli, al riparo. Tiro fuori la bomboletta, gliela punto addosso. ‘Non muoverti’. Ma è eccitato, lo vedo dal rigonfiamento nei pantaloni. Abbasso il braccio piano. I capezzoli duri bucano il tessuto bagnato. ‘Vuoi vederli?’. Mi appoggio al muro freddo, tiro su la maglietta. Reggiseno tagliato ad hoc, tette esposte, capezzoli turgidi. ‘Mi sfregavano correndo… sono inzuppata’. Mi infilo in un angolo buio, bomboletta nella sinistra, destra sui seni. Li strizzo, gemo piano. Lui ansima. ‘Ti eccita?’. ‘Sì…’, mormora, con quella cazzo di erezione evidente. Mi calo lo short, stringhe nere. Accarezzo il pube sopra il tessuto, poi scosto. Fica rasata, aperta, bagnata fradicia. Dita dentro, scivolose. ‘Guardami e basta’. Lui si avvicina, ma lo fermo con la bomboletta. ‘No, solo guarda’. Mi infilo due dita, poi tre. ‘È troppo stretto… mi serve qualcosa di grosso’. Prendo la bomboletta dalla sinistra, la lecco. Fredda, lunga 20 cm. La strofino sulle labbra della fica, poi dentro. Spingo, pompo piano, poi veloce. La destra sul clitoride, lo pizzico. Gemo forte. ‘Stringimi i capezzoli!’. Si avvicina, li torce crudelmente. Il piacere sale, esplode. Urlo, contraffazione, bomboletta cade. Squirt, fiche che pulsa, gambe tremanti. Lui mi guarda, io rido piano, colpevole ma viva. Rimetto tutto a posto, movimenti lenti, come ubriaca. Temporale finito. Lo bacio, sapore di pioggia e sesso. ‘Grazie, è stato pazzesco’. Prende la bomboletta, la annuso ancora umida della mia eccitazione. ‘Non dimenticarla’. Rido e corro via, verso casa. Luca mi aspetta con il caffè. ‘Com’è andata?’. ‘Bene, pioveva’. Sorrido, l’anello al dito contro la pelle ancora calda. Segreto mio, brivido eterno. Non vedo l’ora della prossima volta. Il rischio… mi fa venire solo a pensarlo.
Confessione di una Moglie: il Mio Segreto Caldo Sotto il Ponte
- Post author:Phoenix
- Post published:May 4, 2026
- Post category:Doppia Vita
- Post comments:0 Comments