Dio mio, non ce la faccio più a tenere tutto dentro. Io, Maria, 32 anni, sposata con un uomo devoto, frequento la messa ogni domenica con la mia famiglia religiosa. Sono professoressa di matematica, sempre composta, con l’anello al dito che brilla sotto le luci dell’aula. Ma… c’è lui. Il mio Maestro delle elementari, quello che mi ha insegnato a leggere. Ora è il vicino di casa, pensionato, con quel sorriso malizioso. Tre anni fa l’ho rivisto in giardino, mentre potava le rose. ‘Maestro!’, gli ho urlato, e lui mi ha guardata come se fossi ancora la bimba di sei anni. Ma non lo sono più. Sono una donna, con curve che esplodono sotto i vestiti castigati.
Da allora, chiacchieriamo oltre la recinzione. Io gli racconto della mia vita rigida: genitori ossessionati dalla chiesa, messe, pellegrinaggi. Mio marito, stesso giro, non mi tocca quasi più. E io? Io lo guardo, Maestro, con occhi affamati. Ultimamente, i suoi sguardi si fermano sulle mie tette, sulle cosce. Il cuore mi batte forte, l’anello mi stringe il dito come un rimprovero. ‘Ho pensieri sporchi’, mi dico, ma la fica si bagna lo stesso. Ieri, sabato caldo di luglio, mio marito e i miei sono usciti. Io sola, annoiata. Lo vedo nel suo giardino, che raccoglie lamponi. ‘Maestro!’, lo chiamo. ‘Ne vuoi? Salta la recinzione’. Rido, mi avvicino. Mi afferra sotto le ascelle, mi solleva. La gonna si alza, la mia mutandina bianca flashes. Lui guarda, non si nasconde. Io mi premo contro di lui, tette sul suo petto. Le sue mani scivolano sui fianchi, sul culo. Non mi tiro indietro. Anzi, spingo il bacino contro la sua erezione. ‘Che fai?’, penso, ma il cuore pompa adrenalina pura.
Il segreto che mi divora dentro
Mi porta nell’officina. ‘Siediti’, dice. Parliamo, ma l’aria è elettrica. ‘Mi guardi diverso ultimamente’, ammette. Arrossisco. ‘Ti ho visto all’alba, nudo di sudore… sei tu che voglio’. Lui sorride. ‘Hai mai scopato?’. ‘No, non davvero. Mio marito è un santo noioso’. ‘E vorresti un uomo vero?’. Annuisco, apro le gambe senza pensarci. ‘Tieni le cosce aperte, figa mia’. Obbedisco, eccitata da morire. Mi accarezza le cosce, arriva alla mutanda bagnata. ‘Sei fradicia’. Le dita premono sulla fessura, sul clito. Geme, io gemo. ‘Toglitela’. ‘Qui?’. ‘No, andiamo su’. Mi trascina in camera, mi butta sul letto. Tira su la gonna, afferra l’elastico. Alzo il culo, la mutanda scivola via. ‘Che fica perfetta, rasata, labbra gonfie. Fatta per il cazzo’. Le sue dita entrano, mi masturba piano, poi forte. ‘Ti piace, puttanella?’. ‘Sì, Maestro, sbattimi le dita dentro!’. Vengo urlando, la fica che pulsa.
L’atto proibito nell’officina
Mi spoglia le tette, succhia i capezzoli duri. ‘Ora la mia cazzo’. Se lo tira fuori, grosso, venoso. ‘Toccami’. Lo prendo, caldo, duro. ‘Succhia’. Apro la bocca, lo lecco, lo ingoio. Lui mi guida la testa, mi scopa la gola. ‘Bravo, allieva mia’. Mi sborra in faccia, caldo, salato. Lo lecco tutto. Poi mi mangia la fica, lingua sul clito, dito nel culo. ‘Oh cazzo, sì!’. Esplodo di nuovo. ‘Ora ti scopo’. Senza gommino, ‘Voglio la tua sborra dentro’. Mi monta, il cazzo spinge piano, poi forte. ‘Prendilo tutto, troia mia!’. Lo cavalco, l’anello che sfrega la sua pelle. ‘Più forte, rompi la fica!’. Viene dentro, inondandomi. Io urlo, persa.
Torno a casa, mutanda in tasca, sborra che cola. Mio marito rientra, mi bacia la guancia. ‘Com’è andata la passeggiata?’. ‘Bene’, sorrido, la fica ancora trema. Sotto le coperte, mi tocco pensando a lui. Il segreto mi eccita da morire. Domani messa, ma giovedì lo richiamo. Sono la moglie perfetta… e la sua puttana segreta. Il brivido mi uccide, ma non smetto.