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Confessione: La Mia Doppia Vita da Moglie Rispettabile e Amante Insaziabile

Sono Sofia, 38 anni, avvocatessa in uno studio prestigioso a Milano. Di giorno, sono la moglie perfetta di Marco, insegnante gentile e prevedibile. Cucino, sorrido ai suoceri, porto i figli a scuola. L’anello al dito brilla, simbolo di una vita stabile. Ma dentro… dio, dentro brucio. Ho una doppia vita. Lui si chiama Romano, il mio modello segreto, cuoco in una scuola elementare. Ci incontriamo nel suo atelier polveroso, lontano da tutto. Ieri è successo di nuovo. Ero lì per ‘commissionare una scultura’, dicevo a Marco. Bugia banale. Il cuore mi martellava già salendo le scale. ‘Sofia, sei in ritardo’, mi ha detto lui, con quel sorriso malizioso. Le sue mani grandi, sporche di argilla. Io… esitavo sulla soglia. ‘Marco mi aspetta per cena’. Ma i miei occhi già divoravano il suo petto nudo sotto la camicia aperta.

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La tensione saliva come una febbre. Parlavo del mio lavoro, delle udienze noiose, lui annuiva ridendo. Ma le sue dita sfioravano la mia gonna, piano. Sotto il tavolo dell’atelier, sentivo il calore tra le cosce. ‘Non dovrei essere qui’, mormoravo, ma le gambe si aprivano da sole. Lui si avvicinava, il suo odore di uomo, sudore e terra. ‘Dimmi di fermarti, Sofia’. Non l’ho detto. Il mio anello sfregava contro la sua pelle ruvida mentre gli slacciavo la cintura. Il segreto mi eccitava da morire. E se Marco chiamava? E se qualcuno bussava? Quel brivido… mi bagna all’istante.

Il Segreto che Mi Divora Ogni Giorno

Poi è esploso tutto. Mi ha spinta contro il golem a metà, la scultura grezza che stava finendo. ‘Spogliati’, ha ordinato, voce bassa. Ho obbedito, la blusa volata via, la gonna arrotolata in vita. Le sue mani sulle tette, pizzicavano i capezzoli duri. ‘Cazzo, Sofia, sei fradicia’. Sì, la mia fica colava, gonfia di desiderio. Mi ha girata, faccia contro l’argilla fredda. Ho sentito il suo cazzo duro premere contro il mio culo. ‘Prendilo’, ho gemuto. È entrato di colpo, profondo, riempiendomi tutta. Urlavo piano, mordendomi il labbro. Pam pam pam, colpi veloci, urgenti. Le sue palle sbattevano sul mio clito, ogni spinta un lampo di piacere. ‘Più forte, Romano! Scopami come una troia!’. Lui grugniva, una mano sui miei fianchi, l’altra nei capelli. Sudavamo, i corpi scivolosi. Il mio anello scintillava mentre gli graffiavo la schiena. ‘Vengo… vengo!’, ho sussurrato, le pareti della fica che si contraevano intorno al suo cazzo pulsante. Lui ha spinto ancora, ‘Ti riempio, puttana’. Caldo, la sua sborra che mi inondava dentro, gocciolava sulle cosce. Siamo crollati, ansimanti, solo cinque minuti. Dovevo scappare.

Mi sono rivestita in fretta, specchiandomi nel vetro appannato. Capelli scompigliati, rossore sul collo, ma fuori sembravo normale. ‘A stasera, amore’, ho baciato Marco rientrando. Lui sorrideva, ignaro. Sotto la doccia, sentivo ancora il suo sperma scivolare via, il cuore che batteva forte. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questo segreto è la mia droga. Domani… chissà. L’atelier mi chiama di nuovo. La doppia vita mi fa viva.

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