Mi chiamo Sofia. Ho 35 anni, sposata da dieci con Luca, un uomo stabile, direttore in una banca. Di giorno sono dottoressa in un ospedale di Milano, rispettata, con tailleur impeccabili e l’anello al dito che brilla sotto le luci operatorie. Tutti mi vedono come la moglie perfetta, la professionista seria. Ma dentro… c’è un fuoco che brucia. Adoro il rischio, il segreto che mi fa bagnare all’istante. Questa doppia vita mi eccita da morire.
Oggi ho mentito a Luca. ‘Tesoro, è un team building con le colleghe in foresta, per rafforzare il gruppo. Torno stasera.’ Lui ha annuito, mi ha baciata sulla guancia. Io, con il cuore che già accelerava, sono salita in macchina con le altre. Eravamo prime arrivate, nuove nel reparto. Bizutage, dicevano. ‘Vi bendiamo, vi lasciamo con un GPS e dovete ritrovarci.’ Ridevano. Io ho finto entusiasmo, ma dentro pensavo: perfetto, un po’ di adrenalina.
Il Mensonge per Scappare dalla Routine
La macchina si ferma. Mi tolgono la benda, mi danno il telefono. ‘Vai, Sofia, cinque chilometri. Ci vediamo dopo per la festa.’ Scendo, sola nella foresta umida. Cammino sul sentiero, uccellini che cinguettano. Poi, un movimento: un pettirosso su una staccionata. Lo filmo, inciampo. Il telefono cade, schermo in frantumi. ‘Merda! Porca puttana!’ Panico. Pioggia inizia a cadere, gocce fredde sulla pelle. Corro, bagnata fradicia.
Vedo una grange lontana. Proprietà privata, ma busso, apro. Vuota. Tremando, mi tolgo la camicia, il reggiseno, i pantaloni. Restando in mutande, stendo i vestiti su una trave. Risalgo una scala al fienile, mi nascondo nel pagliericcio. Vista perfetta sulla stanza.
Voci. La porta si apre. Due coppie. Uno nudo con gabbia al cazzo, l’altra con cintura di castità . Gli altri vestiti normali: lui Marc, dominante, lei la sua Maestra. ‘Scuoti l’ombrello, schiavo.’ ‘Sì, Padrona.’ Lo legano sulla croce a X, cinghie ai polsi e alle caviglie. La soumise gli leva la gabbia, lo succhia. Cazzo duro, grosso, venoso. Lei si inginocchia a due metri, si tocca la figa attraverso la cintura. ‘Ferma!’ Marc tuona. La Maestra frusta il cazzo del schiavo: uno, due, tre colpi. Lui urla, poi tace, lacrime agli occhi.
Io sopra, mutande abbassate, dita sulla figa rasata. Bagnata come non mai. Mi strofino il clitoride, guardo la bocca della soumise che ingoia quel cazzo. Immagino la mia figa chiusa in quella cintura, negata. Il cuore mi martella nel petto. L’anello di matrimonio luccica mentre infilo due dita dentro, pompando piano. Sento l’orgasmo montare, violento.
L’Esplosione di Desiderio e il Ritorno a Casa
‘Mmmh… ah!’ Gemo forte, vengo, la figa che pulsa, succhia le dita. Silenzio. Marc alza lo sguardo. ‘Chi c’è lassù? Proprietà privata, signorina.’
Scendo, mezza nuda, tremante. ‘Io… mi sono persa.’ Lui sorride, occhi famelici. ‘Vieni giù.’ La Maestra ride. ‘Partecipa.’ Mi prendono, mi legano sulla croce accanto. Braccia aperte, gambe divaricate. Mutande strappate. ‘Guardate questa troia sposata.’ Indicando l’anello. Marc mi palpa le tette, pizzica i capezzoli duri. ‘Bagnata fradicia.’ Infila dita nella figa, mi scopa con la mano. ‘Dimmi, puttana, ti piace il rischio?’
‘Sì… cazzo, sì.’ Ansimo. Il suo cazzo, libero dai pantaloni, enorme, mi sfrega la coscia. ‘Ti scopo ora, veloce, prima che arrivino gli altri.’ Mi penetra di colpo, figa piena, stretchata. ‘Ahhh! Forte!’ Pompa duro, palle che sbattono sul mio culo. La Maestra mi frusta le tette, leggera. Lo schiavo ci guarda, cazzo gocciolante. ‘Prendilo tutto, troia sposata.’ Mi bacia il collo, morde. Io vengo di nuovo, stringendolo, ‘Scopami, riempimi!’
Viene dentro, sperma caldo che cola. Mi slega. ‘Vattene, segreto nostro.’ Mi rivesto di fretta, vestiti umidi. Corro via, GPS rotto ma trovo la strada.
Torno a casa. Luca mi abbraccia. ‘Com’è andata?’ ‘Bene, stancante.’ Sorrido, figa ancora sensibile, sperma che bagna le mutande. Mangio cena, anello al dito, ma penso a quel cazzo. Il segreto mi fa eccitare. Domani in ospedale, li vedrò. Cuore che batte. Non vedo l’ora del prossimo rischio.