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La Mia Confessione: Doppio Vita da Moglie Perbene e Amica di Avventure

Mi chiamo Sofia, ho 42 anni, avvocata in uno studio importante a Milano. Di giorno sono la moglie perfetta: Marco, mio marito da 15 anni, i figli in montagna dai nonni questa estate torrida. Vita ordinaria, rispettabile. Ma dentro, brucio. Adoro quel brivido del proibito, il cuore che martella quando rischio di essere scoperta. L’anello al dito che luccica mentre tocco pelle altrui… dio, mi fa impazzire.

L’estate era afosa, perfetta per staccare. “Andiamo in discoteca, come ai vecchi tempi”, mi dice Marco una sera, dopo aver fatto l’amore svogliatamente. Annuisco, ma già penso ad altro. Mi preparo con cura: vestitino estivo nero, al ginocchio, scollato, niente reggiseno. Le tette sode, 90C, ballonzolano un po’. Gambe depilate, perizoma minuscolo che lascia il culo libero, rotondo, invitante. Marco mi guarda: “Sei uno spettacolo”. Sorrido, colpevole. “Vediamo se piaccio ancora”.

La Serata che Inizia con un Mensonge Innocente

Arriviamo in una disco anni ’80, piena di quarantenni come noi. Parcheggio mezzo vuoto, sale animate ma non stipate. Birre, rock sfrenati. Io sudo, lui regge un’oretta poi si siede. “Vai, divertiti”. E io lo faccio. Arriva lui: alto, atletico, sorriso da predatore. “Balli?”. Matteo. Mani sicure sui fianchi durante i rock, occhi nel décolleté, gonna che si alza mostrando il basso delle chiappe.

Slow. Ci stringiamo. Profumo di colonia maschia, sudore. Mi sussurra all’orecchio: “Hai un culo da urlo”. Rido, nervosa. La sua mano scivola giù, palpa piano. Le dita affondano nella carne, pollice lungo la fessura. Il mio cuore… bum bum bum. Sento l’umidità tra le cosce. Marco sorride da lontano. Torno al tavolo, Matteo si siede vicino. Mano sotto il tavolo, sulla coscia nuda. Sale piano, io rido fingendo normalità. “Devo… bagno”, dico a Marco. Esco.

Il Fuoco nel Parcheggio e il Ritorno al Segreto

Non so come, finiamo fuori. La sua Fiat grande, vetri oscurati, angolo buio. “Vieni”, mi tira dentro. Chiudo gli occhi: sto mentendo a mio marito, in quel momento. Sul sedile posteriore, mi metto in ginocchio, culo in aria, mani sull’appoggiatesta. Perizoma a terra. “Cazzo, che figa di culo”, mormora. Mani sulle natiche, massaggia forte. “Ti è piaciuto quando ti ho toccato in pista, eh troia?”. “Sì… continua”. Pollice tra le chiappe, scende lento sull’ano. Mi inarco. “Sensibile qui, eh?”. “Mmm… sì”. Sento figa bagnata, lui ride. Dita sulla passera, scivolano dentro. Due, poi tre. Va e vieni lenti, rotazioni. Pollice lubrido preme sull’ano… entra! “Oh porca…”. Gemo forte, vengo tremando, “Ah dio, sto… vengo!”.

Non mi lascia riprendere. Si siede, cazzo fuori: grosso, venoso. “Succhiamelo, Sofia. So che sei una brava pompinara”. Esito, anello che brilla mentre lo afferro. “Non… spesso”. “Balle. Apri”. Lingua sulla base, lecco i coglioni, umidi. “Brava puttana”. Prendo il glande, ventosa. Scendo piano, gola profonda. Gargouille, ma reggo. “Cazzo, tutta dentro! Sei nata per ciucciare cazzi”. Mi incula la bocca, forte. “Ingoia tutto, eh?”. “Mmm”. Sborra calda, densa. Ingollo, tossisco un po’. “Buona ragazza. Una vera ingoiona”.

Ci rivestiamo veloci. Rientriamo, balliamo come niente. Marco: “Dov’eri?”. “Bagno lungo”. Sorriso complice con Matteo. Cuore ancora a mille. Rientro a casa, Marco mi scopa piano. Io penso al cazzo di Matteo, al sapore in bocca. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questa doppia vita… è la mia droga. Chissà quando richiamo Matteo.

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