Dio mio, non ci credo ancora. Io, Maria, 48 anni, contabile in un’azienda seria di Milano. Sposata da vent’anni con Luca, l’uomo perfetto: casa, figli grandi, cene in famiglia. All’apparenza, sono la tipica italiana severa: occhiali spessi, chignon stretto, tailleur grigio, foulard al collo. Colleghi mi chiamano ‘la signorina Deschamps’, precisa e fredda come un foglio Excel.
Ma sotto? Un segreto che mi fa tremare le cosce. Porto un pendentif astratto, un simbolo che solo pochi capiscono: ‘Fammi una pompa se lo riconosci e lo chiedi’. Ehe, sì, sono una di quelle. Non lo indosso sempre, ma quando voglio rischiare… il cuore mi batte forte. Ieri, seconda giornata di formazione Excel con quel formatore, Viannet. Alto, single, occhi furbi. Seduti vicini, schermi condivisi. Pausa caffè, tolgo il foulard. Lo vedo fissare il pendentif. ‘Curioso, quel gioiello…’, dice neutro. Io arrossisco, ma fingo niente. ‘Sa cosa significa?’. Silenzio. Tensione elettrica. La mia alleanza brilla al dito, mentre penso a Luca che mi aspetta a cena. Dio, l’adrenalina… voglio che capisca.
La Tensione della Mia Vita Nascosta
Lui spiega vago: ‘Indica… disponibilità. A richiesta’. Io annuisco, secca: ‘Sono al corrente’. ‘Praticante?’. ‘Sì’. Pausa. Sento il mio clitoride pulsare sotto la gonna. Lui esita, poi… zip. Tira fuori il cazzo duro, venoso, già gonfio. ‘Serviti!’. Oddio. Cuore in gola, guardo la porta socchiusa. Rischio tutto. Mi inginocchio lenta, dita tremanti sull’asta calda. La mia fede sfiora la sua pelle, contrasto pazzesco. Lo bacio sul glande, lingua che gira piano. Sa di uomo, sudore leggero. Apro la bocca, lo ingoio piano. ‘Foto per ricordo’, dico tirando fuori il telefono. Click. Lui geme: ‘Brava…’. Succhio forte, saliva che cola, mano che strizza le palle pelose. Lo lecco come un gelato, su e giù, gola profonda. ‘Sto per venire…’, ansima. Io accelero, occhi nei suoi: ‘Dammelo in bocca’. Jet caldi, densi, mi riempiono. Ingoio tutto, gusto amaro-salato. Lo pulisco con la lingua, ultimo colpo sul buchetto.
Mi alzo, labbra gonfie, sorriso colpevole. ‘Esperta, eh?’. ‘Variabile’. Riprendiamo la lezione come niente. Ma nel mio ufficio, pausa pranzo? ‘Vieni qui’. Chiudo la porta a chiave. ‘Sbottonati’. No, stavolta ordino io? No, lui: ‘Sottotavola, troia, succhiami fino al fondo’. Mi infilo sotto, gonna alzata, mutande bagnate. Lo prendo di nuovo, più urgente. Succhio vorace, palle in mano, dita che massaggiano il perineo. Viene di nuovo, fiotti infiniti. ‘Leccami il culo dopo?’. Esito, ma no, regole del pendentif: solo pompini. Mi pulisco, mi rivesto. ‘Primo nel mio ufficio’. ‘Piacere mio’. Torno in sala, fogli Excel, ma tra le gambe? Fiume di eccitazione. Finita la formazione, stringo la mano: ‘Buona giornata’. Vado a casa, bacio Luca, cena normale. Ma mentre lavo i piatti, rivivo il sapore del suo sperma. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Domani? Chissà, un altro simbolo, un altro cazzo. La mia doppia vita… non la cambierei per niente.