Mi chiamo Anna, ho 38 anni, sono un’avvocatessa a Milano, sposata con Paolo da dodici anni, due figli, casa perfetta in periferia. Tutti mi vedono come la donna ideale: elegante, professionale, devota famiglia. Ma ho una doppia vita. Marco, il mio amante, è un collega che ho incontrato in tribunale due anni fa. Alto, occhi scuri, quel sorriso che mi fa tremare le ginocchia. Oggi ho mentito di nuovo a Paolo: ‘Riunione serale con un cliente, torno tardi’. Il cuore mi batte forte mentre guido verso l’albergo anonimo in centro, mani sudate sul volante. L’anello nuziale luccica al dito, mi ricorda il rischio. E dio, mi eccita da morire questo pericolo. Se Paolo scopre… Ma è proprio questo brivido che mi fa bagnare prima ancora di vederlo.
Entro in camera, lui è già lì, nudo sul letto, occhi fissi al soffitto. ‘Stasera proviamo qualcosa di nuovo’, dice con voce bassa. ‘Niente tocchi. Solo la mente. Immobili come statue’. Mi spoglio piano, sento l’aria fresca sulla pelle, i capezzoli che si induriscono. Mi stendo accanto a lui, mani lungo i fianchi, gambe unite. Il suo cazzo è semi-eretto, appoggiato sulla pancia, pulsa appena. Io chiudo gli occhi, respiro profondo. ‘Non muoverti’, sussurra. Silenzio assoluto, solo i nostri respiri che accelerano.
Il Mensonge per Incontrarlo
Sento un formicolio tra le cosce. La mia fica inizia a pulsare, piano, come se si svegliasse da sola. Osservo di sfuggita: il suo cazzo si gonfia, il glande si scopre leggermente, rotola verso sinistra. ‘Lo vedo’, dico piano, ‘sta crescendo’. Lui annuisce, ‘I miei coglioni si stringono. Tu?’. ‘Sì… una pressione dentro, sto bagnando’. Chiudo gli occhi di nuovo, e penso a Luca, un ex amante. Il suo cazzo aveva un sapore unico, salato, spesso, lo succhiavo per ore nelle pause pranzo all’università. Ricordo il suo sperma caldo sulle labbra, sulle palle. Oddio, un rivolo di umidità cola lungo le mie labbra intime, bagna il lenzuolo. ‘Sto colando’, confesso, voce tremante. Il suo membro ora è dritto, orizzontale, venoso, enorme. ‘Brava, continua a pensare’, geme lui.
Ma so che pensa a un’altra. Va troppo veloce. Allora io intensifico: visualizzo Luca che me lo sbatte in bocca, ‘Sei una gran succhiacazzi’, mi diceva. Orgogliosa, lo ingoiavo tutto. La mia cyprine ora scorre copiosa, arriva al culo, lo lubrifica. Geme piano, ‘La mia verga è al massimo, ma non vengo ancora’. Tensione pazzesca, sudore sulla fronte, cuore che martella. Non posso toccarmi, è la regola. Penso a un ricordo taboo: una volta, con una amica, Sofia, durante una serata vino, mi ha leccato il culo di sorpresa. Lingua dentro l’ano, che gira, gira… Oddio, il mio corpo trema, la fica si contrae violenta. ‘Sto venendo!’, urlo piano, ondate di piacere mi squassano, senza un tocco. Succhi mi escono dalla bocca, il culo pulsa.
Il Piacere Senza Contatto
Lui ansima, ‘Porca puttana…’, e ricordo lui nelle docce della palestra, con un amico che gliel’ha ficcato nel culo piano, una sodomia improvvisa. Il suo cazzo schizza sperma alto, fiotti bianchi sul petto, contraendosi. Restiamo lì, immobili, ansimanti, occhi chiusi nel dopo-orgasmo. Dieci minuti di silenzio beato.
Mi rivesto in fretta, ‘Devo andare, Paolo mi aspetta’. Bacio fugace, esco. In macchina, la fica ancora bagnata, mutande zuppe, l’anello che brilla. A casa, Paolo dorme. Mi infilo nel letto, profumo di lui addosso, segreto intatto. Domani sarò la moglie perfetta, ma dentro brucio. Questo gioco mentale… la prossima volta, vestiti, in stanze separate. Il nostro amore è oltre il corpo. E il rischio? Mi fa venire solo a pensarlo.