Mi chiamo Elena, ho 42 anni, professoressa di letteratura in un liceo di Milano. Sposata con Marco, ingegnere sempre in viaggio per lavoro. Di fuori, sono la donna perfetta: tailleur eleganti, collo alto, al dito l’anello che brilla sotto i neon della scuola. Insegno a ragazzi che mi vedono come una santa. Ma dentro… dio, dentro brucio. Ho una doppia vita da due anni. Luca, il mio amante. Incontri rubati, adrenalina pura. Il rischio di essere beccata mi fa bagnare.
Tutto è iniziato con un errore stupido. I nostri telefoni, uguali. Lui ha preso il mio per sbaglio prima di partire. “Non preoccuparti, amore, cambio la SIM”, mi ha detto. Ma Google Maps Timeline… quella spia invisibile. Ha visto i miei spostamenti: piscina, teatro, e poi quell’hotel in periferia, due volte al mese. Il cuore mi batte forte solo a pensarci. Ho pagato io le camere, fatture nel borsa. Lui sospetta? Non glielo chiedo. Meglio fingere. “Corso di teatro, tesoro”. E lui annuisce, stanco dal lavoro. Ma io? Io conto i minuti. La tensione sale: durante le lezioni, con l’anello che sfrega la lavagna, penso alla mano di Luca sul mio culo. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire.
Il Segreto Che Cresce tra Lavoro e Famiglia
Ieri, ennesimo incontro. Esco dal liceo alle 18, trucco fresco, gonna stretta. Guido veloce, cuore in gola. Parcheggio lontano, entro in hotel con il cappotto chiuso. Camera 14, comunicante con la 16. Luca è già lì, camicia aperta, cazzo gonfio nei pantaloni. “Sei in ritardo, troia”, sussurra, afferrandomi i fianchi. Lo spingo sul letto. “Zitto, mio marito potrebbe arrivare”. Bugia, ma il brivido… Mi sfilo la gonna, resto in perizoma nero, reggicalze, tette libere dal reggiseno. Lui mi guarda: “Cazzo, Elena, sei una puttana sposata”. Mi inginocchio, tiro giù la zip. Il suo cazzo salta fuori, duro, venoso. Lo lecco dalla base, succhio le palle, poi lo ingoio profondo. Gorgoglio, sbavo. “Brava, succhia come la professoressa che sei”. Toso, lui mi afferra i capelli: “Piu’ fondo, avida”. Sento l’anello sfregare la sua coscia. Il mio matrimonio contro il suo sperma.
La Scopata Urgente in Camera 14
Non resisto. Mi alzo, mi giro, appoggio le mani alla porta che divide le stanze. “Scopami, veloce, prima che torni a casa”. Lui mi strappa il perizoma, infila due dita nella fica fradicia. “Sei inzuppata, eh? Pensavi al tuo cornuto?”. “Si’, ma ora solo il tuo cazzo”. Mi sbatte dentro, forte. Han han han, la porta trema. Le sue spinte mi schiacciano il seno contro il legno. “Ti piace, eh? La rispettabile Elena che si fa inculare… no, oggi fica”. Mi scopa selvaggio, mano sul clito, l’altra che torce i capezzoli. Gemo: “Piu’ forte, fammi venire”. Lui accelera, palle che sbattono. Io esplodo prima, fica che stringe, squirto un po’. “Cazzo, troia”. Poi lui: “Dove? Bocca?”. “No, dentro, riempimi”. Jet caldi, pieni. Mi svuota, trema. Urgente, sudati, solo 20 minuti.
Esco sudata, trucco sfatto. Breve bacio: “Prossima settimana?”. Annuisco, sorrido colpevole. Guido a casa, fica che gocciola il suo sperma. Marco mi aspetta: “Com’è andato il teatro?”. “Bene, amore”. Lo bacio, sento il sapore di Luca in bocca. Cuore che pompa, eccitazione pura. La doppia vita: di giorno santa, di sera puttana. Il segreto mi tiene viva. Rischio di tutto, per questo brivido. E non smetto.