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La Mia Doppia Vita: La Passione Nascosta Sotto Casa

Non riuscivo a dormire. Mio marito russava piano accanto a me, la sua mano posata sul mio fianco come ogni notte in questa grande casa di campagna. Sono Maria, 42 anni, sposata da diciotto, gestisco la galleria d’arte di mio marito. Tutti mi vedono come la moglie perfetta: elegante, discreta, sempre sorridente alle cene con i collezionisti. Ma dentro… dio, dentro brucio.

L’anello al dito luccicava alla luce della luna che filtrava dalla finestra. Pesava come un macigno. Pensavo a lui, Marco, il giardiniere della dépendance. Quegli occhi scuri, le mani ruvide dalla terra. Lavorava per noi da due anni, e da sei mesi era il mio segreto. Il cuore mi martellava nel petto. “E se mi scopre?” mi dicevo, ma l’eccitazione era più forte. Mi alzai piano, il parquet scricchiolò appena. Indossai la vestaglia leggera, nuda sotto. Il vento nel parco sussurrava promesse.

La Notte del Segreto che Mi Divora

Scesi le scale in punta di piedi, evitando le assi che gemono. La casa era viva, come sempre di notte: i tubi che gorgogliano, l’orologio che ticchetta. Passai davanti alla serra, le mie piante fragili illuminate dalla luna. Fuori, l’aria fresca mi pizzicò la pelle. Camminai verso la rotonda di vetro coperta d’edera, il nostro posto. La chiave ce l’avevo sempre addosso, appesa al collo come un talismano. Aprii la porta, l’odore di chiuso e terra umida mi avvolse. “Sei qui?” sussurrai.

“Sempre per te, troia mia,” rispose la sua voce dal buio. Mi afferrò, le sue labbra ruvide sulle mie. Il cuore mi esplodeva. “Dobbiamo fare in fretta, lui dorme ma…” Non finii. Mi spinse contro il tavolo polveroso, le sue mani sotto la vestaglia, dita che pizzicavano i capezzoli duri. “Guardami quell’anello,” ringhiò, “mentre ti scopo.” Lo slacciai, il suo cazzo balzò fuori, grosso, venoso, già bagnato di pre-sborra. Lo presi in bocca, succhiando forte, la lingua che girava sulla cappella. Godeva, “Cazzo, Maria, sei una puttana da paura.”

L’Incontro Esplosivo nel Buio

Mi girò, mi abbassò le mutande inesistenti, la figa già fradicia gocciolava. “Prendimi, fammi male,” implorai. Entrò di colpo, un colpo secco che mi squarciò. Urlai piano, mordendomi il labbro. Mi scopava come un animale, il tavolo che sbatteva, le palle che sbattevano contro il mio culo. “Ti riempio, troia sposata,” grugniva. Le sue dita nel mio buco del culo, due, che spingevano mentre il cazzo mi sfondava la figa. Venni forte, le gambe tremanti, schizzi che mi bagnavano le cosce. Lui accelerò, “Prendo la mia dose,” e sparò dentro, caldo, denso, il suo sperma che colava fuori.

Ci staccammo ansimanti. Mi pulii con la vestaglia, il suo seme che mi scivolava tra le gambe. “Torna da tuo marito con la figa piena di me,” disse ridendo piano. Lo baciai, uscii nella notte umida. Il parco odorava di resina, il mio cuore ancora a mille. Tornai su, mi infilai nel letto. Lui dormiva beato. Sentivo lo sperma di Marco dentro di me, l’anello che sfregava contro il suo braccio. Colpa? Un po’. Ma dio, l’adrenalina… non vivo senza. Domani sorriderò ai vernissage, ma stasera sono viva. La mia doppia vita mi fa bagnare solo a pensarci.

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