Mi chiamo Elena, ho 45 anni, sposata da vent’anni con un uomo perbene, due figli grandi, un lavoro da avvocatessa in uno studio importante a Milano. Di fuori, sono la donna perfetta: tailleur impeccabili, rosario al collo la domenica in chiesa, cene con i suoceri. Ma dentro… dio, dentro brucio. Tutto è iniziato con Laura, la mia amica del cuore, che mi ha presentato Marco. ‘Provaci, Elena, meriti di più di quelle notti tiepide col marito’, mi ha detto. E io, con il cuore che mi martellava, ho accettato il secondo appuntamento.
‘All’ingresso del Duomo, alle 13. Indossa quella lingerie che abbiamo scelto la settimana scorsa. Sarà eccitante’. Le sue parole mi perseguitavano mentre guidavo, l’anello nuziale che mi stringeva il dito come un rimprovero. Ho parcheggiato, il tailleur grigio mi fasciava i fianchi, sotto solo quel perizoma minuscolo e il reggiseno che mi alzava i seni come offerte. Lui arriva in giacca e cravatta, elegante, muscoli tesi sotto la stoffa. ‘Sei stupenda’, mi sussurra baciandomi le labbra, non le guance. Il complimento mi fa arrossire, mio marito non me ne fa da anni.
Il Segreto che Mi Consuma
Prende un caffè in un bar affollato, mi ordina una grappa di pere. ‘Scaldala nel palmo, come se fosse qualcosa di prezioso…’. Il suo fiato sul mio orecchio mi fa fremere. ‘Ora vai in bagno e togliti le mutandine’. Il cuore mi esplode nel petto. ‘Qui?’. ‘Fidati’. Scendo, le mani tremano, le arrotolo nel pugno e torno. Gliele porgo sotto il banco, ma lui le sventola un attimo, due tizi al tavolo accanto ghignano. Io avvampo, ma lui mi prende la mano: ‘Camminiamo’. Fuori, sulla griglia della metro, l’aria calda sale sotto la gonna. ‘Allarga le gambe’. ‘Ci vedono!’. ‘No, senti solo’. Il vento mi accarezza la fica nuda, bagnata già, un brivido elettrico. Camminiamo verso via Torino, la via dei sex shop. ‘Shopping e arte antica’, ride lui.
Entriamo. Manichini con vibratori, una commessa normale che spiega un dildo a un cliente. ‘Voglio che provi questo’, mi dice mostrandomi un perizoma con reggiseno a triangoli, fili che incorniciano capezzoli e fica. Prende un gettone, mi porta in una cabina privata. Numero 4, luce verde accesa fuori. Dentro: specchio enorme, TV, divano. ‘Svestiti piano’. Le dita mi tremano sui bottoni, l’anello luccica mentre slaccio la gonna. Sotto, la guêpière rubata la settimana scorsa, la fica esposta, depilata. ‘Bellissima’, geme lui seduto. Mi inginocchio, lui mi infila il perizoma, le sue mani sulle cosce, poi il reggiseno, dita che pizzicano i capezzoli fino a farli duri come chiodi. Mi gira, mi bacia il collo, la sua erezione preme contro il mio culo.
L’Estasi nella Cabina Oscura
Accende la TV: è la nostra immagine, ripreso da una telecamera. ‘I vicini ci guardano’. Dalla parete, gemiti: ‘Sì, scopami!’. Un uomo la incula mentre ci fissano. ‘Toccati per loro’. Le sue dita mi torcono i capezzoli, io infilo mani nella fica fradicia, clitoride gonfio, succhio l’aria. Lui si inginocchia, mi spalanca le cosce sui suoi spalle, la lingua mi lecca le labbra gonfie, entra nella fessura, poi succhia il clitoride come una pompa. ‘Ahhh, cazzo!’, grido, il cuore impazzito, la fica che squirta sul suo viso. Vengo come una troia, ondate infinite, i vicini urlano con me. Vorrei la sua cazzara dura nel culo, ma lui si ferma: ‘Non ancora, devi essere mia del tutto’. Mi bacia con il mio sapore in bocca.
Esco frastornata, lui sparisce per un viaggio. A casa, telefono acceso per lui: ‘Stasera col marito, dimmi tutto’. Metto la nuova lingerie, champagne sul tavolo. ‘Ho comprato questo da un’amica’, dico a Paolo. Mi sveste, ‘Porca puttana, sei una troia!’, mi lecca i capezzoli incorniciati, infila dita nella fica che cola. Mi inginocchio, gli succhio il cazzo duro, saliva che schizza, palle gonfie in bocca. ‘Pompa, puttana!’. Lo cavalco sul divano, la sua verga mi sfonda, ‘Basta, vengo!’. Io squirto di nuovo, orgasmo mostruoso, lui si svuota dentro. Raccoglio il telefono, spengo. Segreto salvo. Dio, questa doppia vita mi fa sentire viva, la fica che pulsa ancora al pensiero. Domani, chissà…