Sono Maria, infermiera in un piccolo studio medico a Roma. Quarantadue anni, sposata da quindici con Luca, un uomo buono, avvocato rispettabile. La mia vita è perfetta: casa in ordine, figli a scuola, turni precisi. Ma dentro… dio, dentro brucio. L’anello al dito luccica mentre misuro la pressione a questo paziente, Paolo. Alto, timido, camionista con un’aria goffa. Entra, arrossisce, non sa dove posare gli occhi.
“Avanti, spogliati”, dico, professionale. Ma quando si toglie i pantaloni, resto senza fiato. Il suo cazzo… mamma mia, è un mostro. Anche flaccido pende grosso, venoso. Il cuore mi batte forte, sento l’umidità tra le cosce. “Tieni le mutande”, balbetto, ma i miei occhi lo divorano. Lui si agita, si eccita. La stoffa si tende, esce fuori, dritto contro il suo stomaco. Enorme, viola, pulsante. Le mie guance ardono. “Hai una ragazza?”, chiedo, la voce tremante.
Il Segreto che Mi Divora
No, dice. Io penso a Luca che mi aspetta a cena. Ma l’adrenalina… il rischio di essere scoperta qui, in studio. La porta è chiusa, ma la stagista potrebbe bussare. Gli tocco il braccio, “È… impressionante”. Le mie dita sfiorano la base, due mani non bastano. Pelle calda, seta su ferro. Lui ansima. Io mi sento colpevole, ma eccitata da morire. “Domani sera, da me. Prima che torni a casa”. Gli do l’indirizzo, tremando.
Il giorno dopo, Luca pensa sia un turno extra. Io corro a casa mia, no, al mio appartamento segreto in periferia. Cuore in gola, l’anello che gratta mentre apro la porta. Paolo è lì, nervoso. Lo spingo sul divano, gli abbasso i pantaloni. “Fammi vedere”. Il suo cazzo balza fuori, più duro di ieri. Apro la bocca, lo lecco dal basso, lingua sulla vena gonfia. Sa di uomo, sudore e desiderio. Provo a ingoiarlo, ma il glande è troppo grosso, mi spalanca le labbra. Gemo, mi infilo due dita nella figa bagnata, depilata per lui.
L’Acte Bruciante e il Ritorno a Casa
“Succhiami”, ringhia lui, finalmente audace. Io obbedisco, slurp slurp, saliva che cola. Le sue mani nei miei capelli, mi fotte la bocca piano. Poi mi alzo, mi sfilo la gonna, mutande zuppe. Mi siedo su di lui a cavalcioni, ma è enorme. “Aspetta”, dico, prendo il lubrificante. Gli spalmo il cazzo, lucido, poi la figa. Scendo piano, il glande preme, mi apre. “Cazzo… aaaah!”, urlo. Entra, centimetro per centimetro, mi riempie tutta. Sento le pareti stirarsi, dolore e piacere mischiati. Cavalcavo forte, tette che rimbalzano fuori dal reggiseno. “Più forte!”, ansimo. Lui mi afferra il culo, sbatte su.
Ma l’orologio… Luca mi sms: “A che ora torni?”. Panico. Aumento il ritmo, la figa schizza succhi. “Vengo nel culo?”, chiede. Sì, dio sì. Mi giro, a pecorina sul tappeto. Lubrifico il buco, lui spinge. Entra piano, il mio ano si dilata, lo prende tutto. “Porca troia, che stretto!”, grugnisco. Mi scopa il culo, colpi rapidi, schiaffeggiandomi. L’anello sfrega il suo sacco peloso. Vengo squirtando sul pavimento, urlando. Lui esplode dentro, sperma caldo che cola.
Mi rivesto di fretta, bacio frettoloso. “Non chiamarmi, io ti cerco”. Esco, gambe molli, figa e culo doloranti ma beati. Torno a casa, Luca sorride, cena pronta. Bacio mio marito, assaporando il sapore di Paolo in bocca. Il segreto mi fa bagnare di nuovo. Domani un altro turno… e un altro rischio. Dio, adoro questa doppia vita.