Mi chiamo Elena, ho 38 anni, avvocatessa in uno studio importante a Milano. Sposata da 15 anni con Marco, due figli, casa in zona Brera. Vita perfetta, o almeno così appare. Ogni mattina, passando per Corso Venezia, i miei occhi si fermano sulla concessionaria di lusso. Aston Martin, Ferrari, quelle bestie inglesi e italiane che urlano potenza. E lì c’è lui, Luca, il venditore. Alto, occhi neri, sorriso da predatore. Il cuore mi salta in gola. L’anello nuziale brilla al dito, ma la mia fica si contrae lo stesso.
Ieri è successo. Ero uscita prima dal lavoro, ‘un appuntamento’, ho detto a Marco. Parcheggio la macchina, entro. ‘Buongiorno, signora, posso aiutarla?’. La sua voce, rauca, mi accarezza. ‘Solo guardo… quella DB12, lì’. Mi avvicino, fingo interesse. Lui spiega, ma i nostri sguardi si incastrano. Sento il profumo del suo cuoio, misto al mio arousal. Il collega è al telefono dietro il vetro. ‘Vuole provarla?’. Esito. ‘Non ora… ma magari dopo’. Esco, cuore che martella. Lo vedo seguirmi. ‘Aspetti, signora!’. Fuori, sotto la pioggia fine, ‘Venga da me, cinque minuti a piedi. Parliamo della macchina’. Annuisco, colpevole, eccitata.
Il Segreto che Mi Consumava
Il suo appartamento è al secondo piano, moderno, minimal. ‘Un caffè?’. No, direttamente. Chiude la porta, mi bacia. Mani forti sul mio culo sotto la gonna. ‘Sei sposata, vero? Quel brillantino…’. ‘Sì, ma non dire niente’. Lo spingo sul divano, gli slaccio i pantaloni. Il suo cazzo è duro, grosso, venoso. Lo prendo in bocca, succhio avida, gusto il presperma salato. Geme. ‘Cazzo, Elena…’. Mi alzo, mi sfilo le mutande, le allago di umori. Mi siedo su di lui, la fica lo ingoia piano. Stretta, bagnata, lo cavalco. Seni fuori dal reggiseno, lui li morde. ‘Più forte!’, ansimo. Il cuore batte come un tamburo, penso a Marco che mi aspetta. Urgenza: pompo veloce, il clitoride sfrega sul suo pube. Lui mi afferra i fianchi, sbatte dal basso. ‘Ti scopo come una troia’. Sì, lo sono. Vengo prima, urlo soffocato, pareti che pulsano. Lui esplode dentro, sborra calda che mi riempie, cola fuori. Sudati, ansimanti. Cinque minuti, non di più.
Mi rivesto in fretta. ‘Devo andare, cena con famiglia’. Mi bacia la mano, sull’anello. ‘Torna presto’. Scendo, aria fredda sulla pelle arrossata. Guido a casa, mutande umide di sborra e fica. Marco sorride, ‘Com’è andata?’. ‘Bene, affare chiuso’. Mangio, rido con i figli. Ma dentro, l’adrenalina. Il segreto mi fa fremere. Domani passerò di nuovo, lo guarderò. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questa doppia vita è il mio veleno dolce.