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La Mia Doppia Vita: La Scopata Proibita nel Motel Segreto

Mi chiamo Elena, ho 38 anni, avvocata in uno studio importante a Milano. Sposata da dieci anni con Marco, un uomo perbene, casa perfetta, figli a scuola. Fuori sembro la donna ideale, elegante, sempre sorridente. Ma dentro… dio, dentro brucio. Da mesi sogno lui, il mio amante segreto. Non so come è iniziato, forse un’occhiata in quel bar dopo l’udienza. Alto, muscoloso, occhi che ti squarciano. Mi chiama ‘la mia drago femmina’, e io tremo.

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Oggi è stato uno di quei giorni. Al lavoro, riunione eterna, l’anello al dito che mi pesa come un macigno. Sento il telefono vibrare: ‘Motel sotterraneo, ora. Non farmi aspettare’. Il cuore mi esplode nel petto. Dico a Marco che ho un cliente urgente, bacio i bimbi e corro. In ascensore mi guardo allo specchio: tailleur grigio, trucco impeccabile. Ma sotto, ho preparato tutto. Stamattina, depilazione perfetta, olio profumato sulla pelle, mutandine minuscole che già bagnano.

Il Segreto che Mi Divora Dentro

Guido nervosa, il clitoride che pulsa contro il sedile. Parcheggio nel vicolo buio, scendo le scale umide del motel, quel posto schifoso ma eccitante, con pareti scrostate e odore di sesso vecchio. Lui è lì, porta socchiusa. Entro, chiudo. ‘Sei in ritardo, puttana mia’, ringhia, e mi afferra per i fianchi. Le sue mani ruvide sul mio culo, contrastano con l’oro dell’anello che luccica. Lo spingo contro il muro, lo bacio famelica. ‘Mi manchi, cazzo’, ansimo.

Mi strappa la blusa, i bottoni volano. Le tette saltano fuori, capezzoli duri come sassi. Mi succhia uno, forte, mentre la mano scivola sotto la gonna. ‘Sei fradicia, Elena. La tua figa mi chiama’. Sì, la mia figa è viva, gonfia, che cola. Gli slaccio i pantaloni, il cazzo balza fuori, grosso, venoso, la cappella viola e lucida. Lo prendo in mano, lo strizzo. ‘Scopami ora, ti prego’. Mi gira, mi piega sul letto sfatto. Sento la cappella spingere contro le labbra della figa. Entra di colpo, un colpo secco che mi strappa un urlo. ‘Cazzo, sei stretta!’, grugnisce.

L’Incontro Infuocato e il Ritorno a Casa

Mi martella, veloce, brutale. Ogni affondo mi sbatte le palle sul clitoride, il letto cigola come impazzito. Io gemo, ‘Più forte, amore, fammi tua!’. Sento il cuore rimbombare, sudore che cola tra le tette, il suo odore maschio che mi invade. Mi afferra i capelli, tira, mi fa inarcare. ‘Dimmi che sei mia schiava’. ‘Sì, sono la tua troia sposata!’, urlo. Accelera, il cazzo si gonfia dentro di me. Io stringo i muscoli, lo munto come ho imparato, da sola la notte pensando a lui. L’orgasmo mi travolge, la figa si contrae, squirto sul suo cazzo. Lui ruggisce, ‘Vengo!’, e mi riempie di sborra calda, che cola giù sulle cosce.

Cadiamo ansanti. Cinque minuti, non di più. Urgente, rischioso. Mi vesto in fretta, bacio il suo cazzo ancora semiduro, ‘A presto’. Esco, aria fredda sulla pelle arrossata. Guido a casa, la figa che brucia, sborra che mi bagna le mutande. Marco mi accoglie: ‘Com’è andata?’. Sorriso perfetto, ‘Bene, amore’. Cena, bimbi a letto. Nel bagno, mi tocco la figa piena di lui, l’anello che scintilla. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questo segreto è la mia droga. Domani vita normale, ma stasera… stasera sono viva. Il mio DragHomme mi chiama già nei sogni.

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