Mi chiamo Patlara, ho quarantacinque anni, sono la moglie del re Pietro, una donna rispettata qui al palazzo. Di giorno, indosso abiti eleganti, organizzo consigli, sorrido ai sudditi. Al dito porto l’anello nuziale che brilla come un giuramento. Ma dentro, brucio. Gilou è arrivato un mese fa, il figlio maggiore di Pietro da un’altra unione, per completare la sua educazione. È il ritratto di suo padre da giovane: alto, muscoloso, con quegli occhi che ti trapassano. Passiamo serate a chiacchierare, io e lui soli nel salone. Lenka, l’altra, non lo attira. Io sì. L’ho visto uscire dal bagno, corpo atletico, petto largo, niente di molle. Il cuore mi batte forte, mi sento in colpa, ma… dio, che voglia.
Lo alleno io, dopo che Pietro ha finito con pugilato e forza. Le mie mani sul suo torse nudo, ‘Bravo, continua così’, gli dico, sentendo i muscoli contrarsi. Lui arrossisce, si irrigidisce. Due giorni fa, dopo un tocco, ha eiaculato nei pantaloni. Ho riso, eccitata. ‘Domani, lotta a mani nude’, ho promesso. Stanotte non dormo, l’anello mi pesa, ma la fica mi pulsa pensando a lui.
Il Segreto che Mi Consumava
Al mattino, palestra deserta. Tenute aderenti, sudore già. Gli mostro destabilizzazioni: lo butto giù, lo immobilizzo. La mia fica gli sfiora il naso, il mio odore muschiato lo fa impazzire. Sento il suo cazzo gonfiarsi contro di me, duro come ferro, grosso come quello di Pietro. ‘Bene, ora tocca a te’, dico. Lui mi ributta giù, il suo cazzo mi sbatte sulla fica attraverso il tessuto. La troia in me sorride. Gli lecco la cappella che spunta, lui molla la presa, crolla. ‘Lezione: non mischiare sesso e lotta’, rido.
Sotto la doccia, lo prendo in bocca senza preavviso. Succhio forte, lingua sul glande, lo svuoto in gola. Sperma caldo, salato. ‘Ora tocca a te’, ansimo. ‘La mia fica ha bisogno di una lingua. Se ti piacciono i sapori forti, come a Pietro…’. ‘Sì, mi piacciono’, geme. Ci asciugiamo male, peignoir aperti, corriamo in camera mia. Urgenza folle, porte non chiuse a chiave, rischio che entri qualcuno.
L’Esplosione di Desiderio nella Palestra
Si butta tra le mie cosce spalancate. ‘Leccami, fammi venire’. La lingua timida sul clitoride, poi più audace. ‘Piano lì, è sensibile!’, guido. Alterna fica e clito, mi fa montare come panna montata. Urlo piano, vengo tremando, succhi lo squisito nettare. Poi lo ribalto, inforco quel cazzo giovane, duro. ‘Cazzo, sei enorme’, gemo, cavalcandolo. Lui mi pompa dentro, mani sui miei capezzoli. ‘Tua zia è una troia’, penso ridendo dentro, mentre lui mi riempie. Veniamo insieme, il suo sperma mi inonda la fica, caldo, abbondante.
‘Che abbiamo fatto?’, balbetta lui dopo, io nuda accanto. ‘Pietro non lo saprà. Lui è perso con le sue conquiste. Andremo insieme nell’arcipelago conquistato, lì saremo liberi’. Il suo cazzo si riaccende, ‘Centocinquanta spinte, coquin’. Lo cavalco di nuovo, sudate, esauste.
Ora sono tornata alla mia vita: sorrisi al re, consigli reali. L’anello luccica, ma sotto la gonna, la fica stilla il suo sperma. Il segreto mi eccita da morire, il brivido di quasi scoperti. Non vedo l’ora di ripartire con lui, la mia doppia vita è il mio afrodisiaco. Dio, che peccato… che goduria.