Dio, il cuore mi batte forte solo a ripensarci. Sono Maria, 38 anni, avvocatessa in uno studio importante a Milano. Sposata da dieci anni con Luca, uomo perbene, casa perfetta, figli a scuola. Di fuori, invidiabile. Ma dentro? Un inverno eterno. Freddo che mi gela le ossa, notti vuote, sesso meccanico una volta al mese. Mi sento un’ombra, come se l’Hiver mi avesse inghiottita. Poi è arrivato lui, Marco, il cliente che seguo da mesi. Occhi che bruciano, mani forti. Messaggi innocui all’inizio: ‘Grazie per l’aggiornamento’. Poi: ‘Stasera caffè?’. Sapevo era sbagliato. L’anello al dito luccicava mentre digitavo ‘Sì’. Paura e eccitazione. ‘Devo rientrare presto, mario cena’. Mentivo già.
La tensione saliva ogni giorno. Riunioni in ufficio, sguardi che si incrociano, il suo profumo che mi resta addosso. Io, la signora perbene, con tailleur e tacchi, sentivo la fica bagnarsi solo a vederlo. ‘Non ce la faccio più’, gli ho scritto una sera. ‘Vieni da me, garage sotterraneo, 5 minuti’. Rischioso da morire, il mio palazzo è piccolo, vicini ovunque. Ma l’adrenalina… il cuore che pompa, mani sudate. Parcheggio la macchina al buio, lui arriva di corsa. ‘Maria…’, mi bacia il collo, rude. Le sue mani sotto la gonna, direct sul clito. ‘Sei fradicia’, sussurra. Io ansimo: ‘Shh, veloce, ti prego’. Mi spinge contro il sedile, pantaloni giù, il suo cazzo duro come pietra salta fuori. Enorme, venoso. Lo prendo in mano, lo accarezzo, sento pulsare. ‘Scopami ora’, gemo.
Il Gelo della Vita Quotidiana e il Primo Messaggio
Mi gira, gonna alzata, mutande da parte. Entra di colpo, profondo, mi riempie tutta. ‘Cazzo, quanto sei stretta’, ringhia. Io mordo il labbro per non urlare, l’alliance che gratta il volante mentre mi aggrappo. Spinge forte, ritmico, palle che sbattono sulla mia fica. ‘Più veloce, amore, sto venendo’. Il sudore cola, odore di sesso nell’abitacolo. Mi tocca il clito, ruota, io esplodo: orgasmo che mi squassa, liquido caldo che cola sulle cosce. Lui accelera, ‘Ti riempio’, grugnisce, e sborra dentro, fiotti bollenti che mi inondano. Tremiamo insieme, 3 minuti netti. ‘Devo andare’, dico, voce rotta. Si ritira, sperma che gocciola, lo pulisco con un fazzoletto.
Rientro a casa, trucco rifatto, sorriso finto. Luca: ‘Com’è andata al lavoro?’. ‘Bene, stanca’. Cucino, bagno ai bimbi, ma dentro brucio. Sento ancora il suo sperma in me, segreto caldo contro il gelo. Mi guardo allo specchio, l’anello brilla, ma ora sorride. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Domani un altro messaggio? Il brivido mi tiene viva, come un lièvre che sfugge all’inverno, seminando vita proibita. Non smetterò.