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Confessione di una Moglie Rispettabile: Sottomessa Bendata a uno Sconosciuto

Sono Sofia, 38 anni, sposata con Giovanni da dodici. Di fuori, la moglie perfetta: professoressa in un liceo di Milano, tailleur eleganti, sorriso professionale, l’anello al dito che brilla sotto le luci dell’aula. Ma dentro… ehm, dentro brucio. Qualche settimana fa, su un sito discreto, ho chattato con lui. Un uomo tra i 50 e i 60, della mia zona, che cerca donne consenzienti da dominare, bendate, cieche e obbedienti. L’idea mi ha inzuppata all’istante. Immaginarmi alla sua mercé, senza volto, solo corpo da usare… Dio, il cuore mi batte forte solo a ripensarci.

Domenica mattina. Giovanni dorme ancora. Mi sveglio umida, la fica che pulsa. Vorrei saltargli addosso, ma no. Oggi è il giorno. Gli dico: “Tesoro, vado a fare un po’ di shopping con le amiche, torno per pranzo”. Bacio sulla guancia, lui sorride ignaro. Esco con il cappotto lungo, sotto una gonna in pelle aderente a metà coscia, reggiseno rosa che spinge i miei grossi seni, top scollato, tacchi alti. Il cuore mi martella nel petto mentre guido. Mi fermo, mi infilo la maschera nera che mi rende cieca totale. Gli mando il messaggio: “Sono pronta, dimmi l’indirizzo”. Mi guida per quarti d’ora di curve, adrenalina pura. Parcheggio, esco tremando.

Il Segreto che Mi Consuma

Cammino a tentoni, telefono in mano. “Entra nel palazzo, scala B, terzo piano”. Su per le scale, gonna che sale, vento fresco sulle cosce nude. Busso. La porta si apre. Voce maschile, rauca, matura: “Vieni, troia”. Mi prende la mano, ferma, calda. Sento odore di uomo, sigaro e sudore. Chiude la porta. Mi toglie il cappotto. Sto lì, in piedi, bendata, in casa sconosciuta. Il cuore mi esplode. Sento il suo sguardo su di me, sui seni che spingono il reggiseno.

Nessun preambolo. Mi sfila il top. Mi siedo? No, mi ordina: “In ginocchio”. La gonna in pelle si tende sulle cosce. Mi inginocchio tra le sue gambe, sul tappeto. Sento il suo cazzo duro sotto i pantaloni. “Toccami”. La mia mano, con l’anello nuziale che sfrega il tessuto, lo palpa. Duro, spesso. Mi eccita da morire quel contrasto: la fede di matrimonio che accarezza il cazzo di uno sconosciuto. Mi leva il reggiseno. I seni nudi, capezzoli duri all’aria fresca. Li guarda, lo sento respirare pesante. “Foto perfette, le tue tette sono da leccare. Tocca le palle”. Le stringo, pesanti.

Mi palpa i seni, tira i capezzoli, li strizza forte. Ricordi mi invadono: il primo ragazzo che me li ha scoperti, pelotati come un trofeo. Gemevo già allora. Ora, bendata, è meglio. “Alzati, cala la gonna”. Obbedisco, culotte rosa l’ultimo velo. La calo. Nuda, tranne tacchi e maschera. Mi afferra il culo, lo schiaffeggia piano. “Brava puttana, apri le labbra della fica”. Eccomi, dita che tiro le grandi labbra, mostro il buco bagnato. “Luccicante, sei una vacca. Tuo marito sa che sei così troia?”. Dita dentro, fruga, mi fa gemere.

La Sottomissione Totale

“Apri la zip, succhia”. Cazzo medio, spesso, vene gonfie. Lo lecco, lo ingoio profondo. “Brava, pompa forte, salope”. Ansima, mi chiama puttana. Mi spinge via prima di venire. “A quattro zampe sul divano”. Mi posiziona, levrette. Sento la sua verga contro la fica. Entra di colpo, cruda, senza saliva extra. Mi sbatte, pantaloni ruvidi sulle chiappe. Schiaffi, “Prendilo tutto!”. Gemo forte, il divano cigola. Sto per venire, ma si ferma. “Non ancora, cagna”.

Mi fa montare su di lui. Pelle flaccida sul ventre, mani sui fianchi. “Muoviti, ficcatelo dentro”. Cavalco, seni che rimbalzano, lui li munge. Frotte bene, sto esplodendo. Poi missionario sul parquet freddo. Pesante su di me, mi fotte duro, gambe sulle spalle. “Vieni, troia!”. Orgasmata violentemente, urlo. Lui ride: “Prima tu, eh? Ora finiscimi in bocca”. Mi inginocchio, mi scopa la gola. Sperma caldo, denso, ingoio tutto. “Vestiti, è finita”.

Esco barcollando, bendata tolta in macchina. Guardo l’orologio: pranzo tra mezz’ora. Torno a casa, abbraccio Giovanni. “Com’è andata?”. “Bene, amore”. Sorrido, sento il suo sperma colarmi dentro le mutande. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questo segreto è la mia droga. Domani, in aula, penserò al suo cazzo mentre spiego Dante. La doppia vita… non la cambierei per niente.

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