Sono Paula, trentotto anni, sposata da dieci con Marco, un uomo stabile, padre amorevole dei nostri due bambini. Di giorno sono l’avvocatessa impeccabile, tailleur elegante, stretta di mano ferma negli uffici di Milano centro. I miei genitori mi vedono come la figlia perfetta, gli amici come la donna in carriera che organizza cene impeccabili. Ma dentro… dio, dentro brucio. Ho una doppia vita. Alessandro, il mio amante da due anni. L’ho incontrato a una serata semi-professionale, riluttante ci ero andata. Lui, divorziato, padre di Elsa, sedici anni. Alto, occhi penetranti, un misto di sicurezza e crepe nascoste che mi ha ipnotizzata. ‘Ciao Paula, sembri persa qui’, mi ha detto con quel sorriso obliquo. Da allora, messaggi criptati, appartamenti segreti sulla Rive Gauche – no, a Milano, il mio nido sulla riva opposta del Naviglio.
Oggi è stato uno di quei giorni. Mattina in tribunale, pranzo con colleghe, ‘Come stai, Paula? Sempre così composta’. Sorriso finto, al cuore batteva già . Alle 17, il suo whatsapp: ‘Stasera, ristorante Angelo’s. Gonna leggera, niente mutande. Torna a casa entro le 21’. Il mio clitoride ha pulsato all’istante. Marco mi aspettava per cena, ‘Tesoro, prepara la tavola?’. ‘Certo amore’, ho risposto, ma le mani tremavano. L’alliance al dito luccicava, un promemoria crudele. Guidando, sentivo l’umidità tra le cosce. Il segreto mi eccita da morire, quel brivido di ‘e se mi scoprono?’. Arrivo, lui è lì, camicia aperta sul petto villoso. ‘Sei bellissima, Paula. La tua vita da brava moglie ti rende così… bagnata?’. Annuisco, colpevole ma arrapata.
Il Segreto che Mi Consumava
Ci sediamo vicini, insalata finita, la sua mano sul mio ginocchio. ‘Apri le gambe’, sussurra. Obbedisco, la gonna sale. Le sue dita sfiorano la mia fica nuda, già fradicia. ‘Cazzo, sei una troia sposata’, ride piano. Io gemo sommessa, il cuore in gola, camerieri intorno. ‘Non qui…’, balbetto, ma spingo i fianchi. Entra un dito, poi due, mi scopa piano sotto il tavolo. ‘Vieni da me stasera, nel mio appartamento. Porta il tuo anello, voglio vederlo mentre ti apro’. Pagato il conto, lo seguo in taxi, urgenza pura. Arrivati, mi sbatte contro la porta. ‘Spogliati, puttana’. Mi levo tutto, nuda, l’alliance brilla. Mi fa sedere sul tappeto, ‘Allarga le cosce, mostrami quella fica gonfia’. Mi tocchi, dita sulla cappella umida, lui guarda rapito. ‘Brava, masturbati per me’. Vengo urlando, squirt che bagna il pavimento. Poi chiama: ‘Entra, Marco – no, un amico, Luca’. Sconosciuto, verga grossa. ‘Fottila nel culo, piano’. Mi gira, mi sputa sul buco, entra piano. ‘Ahhh!’, grido, dolore e piacere. Alessandro mi bacia, ‘Senti il mio cazzo attraverso di lui? Ti amo così, troia mia’. Luca pompa forte, mi spacca il culo, io vengo di nuovo, fica che cola. Lui spara dentro, caldo, profondo. Alessandro mi lecca la crema dal buco dilatato, ‘Deliziosa’.
Esco di lì distrutta, ore 20:45. Trucco rifatto in bagno, gonna lisa ma fiche gonfia, culo che brucia. Bacio Marco sulla guancia, ‘Scusa il ritardo, riunione’. Lui sorride ignaro, i bimbi corrono. Io sorrido, ma dentro rido. L’alliance pulsa contro la pelle sudata, ricordo il cazzo nello culo, lo sguardo di Alessandro. Domani sarò di nuovo la Paula perfetta, ma stasera, nel letto coniugale, mi tocco pensando al rischio. Questa doppia vita mi uccide e mi fa viva. Non smetterò mai.