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La Mia Doppia Vita: Sesso Selvaggio nei Boschi con l’Amante Segreto

Dio, non ce la faccio più a tenere questo segreto. Di giorno sono la tipica moglie italiana rispettabile: avvocato in uno studio importante a Milano, sposata da otto anni con Marco, casa in periferia con giardino, cene in famiglia. L’anello al dito che brilla sotto le luci dell’ufficio, mentre sorrido ai clienti. Ma dentro, brucio. Adoro quel brivido, il cuore che mi martella quando penso a lui, il mio amante. È iniziato per caso, un incontro in un bar durante una pausa pranzo. Alto, muscoloso, occhi da predatore. Ci vediamo nei boschi vicino casa, quando il tempo lo permette. Stasera, dopo cena con Marco, gli ho detto che volevo una passeggiata per digerire. ‘Vai, amore, ma non fare tardi’, mi ha risposto lui, ignaro.

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Cammino mano nella mano con Marco nel parco, la luna piena illumina tutto. Indosso un vestitino leggero, niente sotto. La fica già bagnata al pensiero. ‘Sandra, sei senza mutande di nuovo?’, ride lui, palpandomi. ‘Sì, e allora? Ti eccita no?’. Ci baciamo, ci accarezziamo un po’, ma io penso all’appuntamento. ‘Vado a fare pipì laggiù’, mento, svicolando verso il sentiero nascosto tra le erbacce. Il cuore mi esplode nel petto. E se Marco mi segue? E se qualcuno mi vede? L’anello freddo contro la pelle calda, mentre corro piano verso il nostro posto: una piccola radura con un albero grosso al centro.

Il Contrasto tra la Moglie Perfetta e il Desiderio Nascosto

Lui è lì, Wolf, il mio lupo. Non è il suo nome vero, ma lo chiamo così per i peli sul petto, la stazza da bestia. Due metri di muscoli, cazzo enorme che già s indovina nei pantaloni. ‘Sei in ritardo, troia’, ringhia abbracciandomi. ‘Scusa, il marito…’. Mi spinge contro l’albero, la corteccia ruvida sulla schiena. ‘Togliti il vestito’. Lo faccio, nuda sotto la luna, cicatrici dell’incidente vecchie di anni che lui lecca senza schifo. ‘Sei perfetta’. Le sue mani enormi mi strizzano i tette, pizzicano i capezzoli duri. Sento la fica che cola, gocciola sulle cosce. ‘Prendimi, presto, devo tornare’. Mi lega le mani con la mia sciarpa, come piace a noi, gioco pericoloso. Il cazzo glielo tiro fuori: 30 cm, grosso come un polso, vene pulsanti. ‘Succhialo’. Mi inginocchio, lo lecco dal basso, sapore muschiato, salato. Lo prendo in bocca quanto posso, soffoco, bava che cola. ‘Brava puttana’. Mi alza, mi gira, mi sbatte la faccia sull’albero. Sento la cappella grossa contro la fica. ‘Dimmi che lo vuoi’. ‘Sì, scopami forte!’. Entra piano, mi spacca, urlo ma mordo la sciarpa. Centimetro dopo centimetro, mi riempie tutta, tocca fondo. ‘Cazzo, sei strettissima’. Pompa veloce, schiaffi sulle chiappe, ‘Plaf plaf’. Io mi masturbo il clito, ‘Più forte, Wolf, fammi venire!’. Il sudore cola, cuori che battono all’impazzata, rischio che passi qualcuno. Viene dentro, sborra calda che mi inonda, trabocca, cola giù. Io esplodo, gambe che tremano, ‘Oh merda, sììì!’.

Mi slaccia, mi pulisco veloce con foglie, rivesto. ‘Prossima luna piena’, sussurra baciandomi. Corro indietro, Marco mi trova sudata. ‘Dove eri?’. ‘Niente, pipì’. Mi palpa, ‘Sei bagnata fradicia’. ‘Colpa tua, pervertito’. Rientriamo mano nella mano, lui ignaro. A letto, mi scopa piano, ma io penso al lupo, alla sborra che ancora sento dentro. Domani ufficio, cliente, sorriso finto. Ma dentro, esulto: il segreto è mio, la doppia vita mi fa viva. Il brivido di rischiare tutto, di tradire con l’anello al dito… non smetterò mai. Dio, sono eccitata solo a ripensarci.

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