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La Mia Doppia Vita: Scopata nel Parco Prima di Tornare dal Marito

Mi chiamo Giovanna, ho 38 anni, avvocatessa a Roma. Sposata con Marco da dodici anni, due figli, casa in Prati, vita impeccabile. Al lavoro sono quella seria, con tailleur e tacchi, che vince cause impossibili. Ma dentro… dentro brucio. Da sei mesi ho una doppia vita. Elena, 34 anni, capelli biondi come il sole, occhi neri che ti fregano l’anima. L’ho incontrata in chat, parole sporche, promesse di spingere i limiti. Niente sentimenti, solo sesso proibito. Regola d’oro: rischiare sempre.

Oggi pomeriggio, dopo l’udienza, le scrivo: “Parco Villa Borghese, panchina vicino al laghetto, 17:30”. Il cuore mi martella mentre guido. Guardo l’anello nuziale che luccica al dito, freddo contro la pelle calda. Marco mi aspetta a casa, cena pronta, i bimbi che fanno i compiti. “Dove vai così di fretta?” mi ha chiesto. “Riunione improvvisa”, mento sorridendo. Stronzata banale, ma funziona. Parcheggio, cammino veloce tra la gente. Sudore sotto le ascelle, mutande già umide. La vedo: seduta, gonna lunga nera, sorriso da diavola. Mi siedo accanto, gambe che si sfiorano. “Sei in ritardo, troia”, sussurra. Le sue dita già sul mio ginocchio.

La Vita Perfetta e il Desiderio che Brucia

Non perdiamo tempo. Mi sposto un po’, lei sale a cavalcioni, fingendo di chiacchierare. La gonna copre tutto. Sento la sua mano infilarsi sotto la mia gonna, spingere le mutande di lato. “Apri le gambe, Giovanna”. Obbedisco, cuore in gola. Due dita dentro la mia fica bagnata, scivolano facili. “Cazzo, sei fradicia”, ride piano. Muove il polso, su e giù, pollice sul clitoride. Io mordo il labbro, guardo una famiglia passare a dieci metri. “Parla normale”, ordina. “Com’è andata l’udienza?” balbetto, mentre lei ficca un terzo dito, mi allarga. Gemito basso, copro con un colpo di tosse. Il suo odore, misto al mio, sale. Sento il suo respiro accelerato sul collo. “Ti scopo qui, con tuo marito che ti aspetta”. Accelerano, le dita mi martellano la fica, schiocchi umidi coperti dal vento. L’anello preme contro la sua mano, contrasto che mi fa impazzire. “Vieni, puttana”, mi ordina. Esplodo, orgasmo violento, liquido che cola sulle sue dita. Stringo i denti, occhi lacrimosi. Lei lecca le dita, mi bacia la bocca con gusto di fica.

Cinque minuti, non di più. Ci alziamo, lei sparisce tra gli alberi. Io cammino verso l’auto, gambe molli, mutande zuppe. Rientro a casa, bacio Marco sulla guancia. “Com’è andata?” “Bene, amore”. Sorrido, mentre dentro rido. La cena, i figli, la routine. Ma la fica pulsa ancora, ricordo delle sue dita. Domani, un altro rischio. Questa doppia vita… mi fa sentire viva. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Non smetterò mai.

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