Mi chiamo Elena, ho 38 anni, sposata con Marco da dieci. Di giorno sono l’avvocatessa impeccabile, tailleur stretto, capelli in ordine, alliance al dito che brilla sotto le luci dell’ufficio a Milano. Marco è gentile, mi coccola, cucina cene perfette. Ma dentro, mi annoio. Dopo l’inverno duro, esausta, ho passato settimane a letto. Asthenia fulminante, dice il medico. Marco preoccupato, mi vizia. Io penso alle notti folli, cazzi in bocca, sborra che cola. Non glielo dico. Non posso.
Guardo la TV dal divano. Programmi sul ritorno alla natura, campagne toscane. Un reportage mi colpisce: Adriano, vecchio scapolo in una segheria abbandonata sulle colline vicino Siena. Corpaccione, vita da operaio, scierie vuote, ricordi di tronchi e sudore. Parla di un calendario con una bionda in cabrio rossa, il suo sogno eterno. La pompa benzina Mobil antica, conservata per lei. Il cuore mi batte forte. Esco dal letargo. Vado dal calzolaio Luca, il quartiere è gentrificato, ma lui è lo stesso, occhi birichini. ‘Una chiave duplicata’, dico, tendendogli quella della villa dello zio di Marco. Lui guarda nella scollatura, sorride. ‘Sul conto di Marco?’ Annuisco, esco con il doppio in borsa.
Il Segreto che Mi Divora
Marco parte per lavoro. Prendo la valigia, jeans, Converse, camicia sua. Codici garage villa zio: MG rossa anni ’60. La guido verso sud, autoroute A1. Cambi jeans con minigonna, tacchi alti, parrucca bionda. Mi sento salope. Cellulare vibra, Marco ansioso. Lo butto nel campo. Libera. Strada di campagna, boschi che odorano di resina, brezza calda. Fica bagnata, mani che tremano sull’acceleratore.
Arrivo alla segheria al tramonto. Polvere, macchine arrugginite, cane addormentato. Parcheggio davanti la pompa verde. Esco, gambe accavallate, gonna su cosce. Un uomo esce: Adriano, panciuto, tuta blu, viso sudato. Mi fissa, caschetto in mano. ‘L’ho sognata tutta la vita… tu sei lei.’ Cuore in gola, alliance fredda contro pelle calda. ‘Voglio bere qualcosa, Adriano.’ Birre fredde nel rocking-chair. Parlo poco, gambe aperte, lui guarda fica sotto gonna. ‘Offrimi ospitalità.’ Arrossisce.
L’Incontro Esplosivo e il Ritorno
Nel chalet, semplice, legno. Gli sfilo gonna, mutande. Tette libere, capezzoli duri. Lo spingo sul letto, mani callose sui miei seni. ‘Leccami.’ Bocca esperta, lingua in fica, poi in culo. Gemo, ‘Oh cazzo, sì…’ Il suo cazzo: mostro, spesso, lungo 30 cm, flaccido ma pesante. ‘Non ce la faccio mai a indurirlo.’ Lo prendo in mano, pompino profondo, soffoco, saliva cola. Lo lecco palle mosce, tétte schiaffeggiate dal gancio viola. Mi bagna dita in fica, le infila in culo. Io cavalco la sua faccia, sborro in bocca.
Poi, improvviso, si erge. Duro come tronco. Mi gira, gambe sulle spalle, cazzo in culo. ‘Aaaah!’ Urlo piano, urgenza, rischio. Entra piano, spacca, ogni spinta syncope. Mani rudi su tette, tira parrucca. ‘Troia!’ Grida, pompa selvaggio, da fica a culo. Io impazzisco, ‘Nella bocca, dai!’ Esce, lo prendo, due mani non bastano. Sborra calda, gorge piena, cola su collo, tette unte. Lecco tutto, orgasmi infiniti.
Al mattino, lo lascio dormire, cazzo in mano. Prendo bus, lascio MG lì. Rientro Milano, alliance luccica. Marco abbraccia, non sa. Segreto mio, brivido adrenalina. Domani ufficio, ma stasera? Chissà. Il cuore batte ancora.