Dio, il cuore mi batte forte solo a ripensarci. Sono Maria, 38 anni, avvocatessa a Milano. Di giorno, tailleur impeccabile, riunioni in studio, pranzo con colleghe che mi invidiano la vita perfetta. Marito Paolo, ingegnere gentile, casa in ordine, figli a scuola. L’alliance al dito luccica sotto le luci fluorescenti dell’ufficio. Ma dentro, un fuoco. Un messaggio sul telefono nascosto: “Stasera, hotel vicino ufficio. Non farmi aspettare.” Matteo. Il mio amante. Lo conosco da un anno, da quel congresso a Roma. Alto, occhi scuri, mani ruvide da operaio. Il contrario di Paolo.
Esito. Guardo l’orologio: 18:45. Paolo mi aspetta a casa per cena. “Arrivo presto, amore,” gli scrivo, mentendo. Il cuore pompa sangue caldo nelle vene. Prendo la borsa, salgo in ascensore. Fuori, aria fresca di novembre, ma io sudo. Cammino veloce, tacchi che cliccano sul marciapiede. L’hotel è anonimo, perfetto per noi. Entro, evito lo sguardo del receptionist. Salgo al terzo piano. La porta 312 è socchiusa. Entro. Lui è lì, camicia aperta, pantaloni slacciati. Odore di colonia forte, sudore maschile. Mi chiude la porta alle spalle, mi bacia il collo. “Sei in ritardo, puttana mia,” sussurra. Rido nervosa. L’alliance fredda contro la sua pelle calda. Il contrasto mi bagna.
Il Segreto che Mi Brucia Dentro
La tensione sale. “Dobbiamo fare in fretta,” dico, ansimando già. Le sue mani sotto la gonna, gonne di seta che sale sulle cosce. Sento il suo cazzo duro premere contro di me. “Ti scopo forte, Maria. Come meriti.” Mi spinge sul letto. Il materasso affonda. Strappa le calze. Boccheggio. “Piano, e se ci beccano?” Ma lo voglio. Lo desidero da morire. Il telefono vibra nella borsa: Paolo. Ignoro. Il brivido mi fa impazzire.
L’Incontro Esplosivo e il Brivido del Ritorno
Mi gira, faccia sul cuscino. Sento la zip, il tessuto che cala. Il suo cazzo grosso, venoso, mi sfiora il culo. “Apri le gambe, troia.” Obbedisco. È bagnata fradicia. Entra di colpo, un colpo secco. Grido. “Cazzo, sì!” Geme lui. Pompa forte, ritmico. Il letto sbatte contro il muro. Sudore cola tra i seni. Le sue palle schiaffeggiano la mia fica. “Più forte, scopami!” urlo, dimenticando tutto. Le unghie nei suoi fianchi, graffi rossi. Mi tira i capelli, mi arco. Sento il suo pollice sul culo, preme. “Ti piacciono i doppi giochi, eh?” Ansimo sì. Entra un dito lì, mentre mi martella davanti. Orgasmio violento, trepido, la fica che pulsa intorno al suo cazzo. Lui rallenta, poi accelera. “Vengo dentro,” ringhia. Caldo, denso, mi riempie. Crollo, tremante.
Pochi minuti. Guardo l’orologio: 19:20. “Devo andare.” Mi alzo, gambe molli, sperma che cola lungo la coscia. Mi pulisco veloce con un Kleenex. Lui ride: “Torna presto, amore.” Mi vesto, gonna stropicciata, rossetto sbavato. Bacio veloce, fuggo. In ascensore, mi sistemo i capelli. Fuori, aria fredda mi schiaffeggia. Corro in macchina. Arrivo a casa: Paolo sorride, “Cena pronta.” Mi siedo, sorrido. Sotto il tavolo, le mutande umide. L’alliance brilla innocente. Mangio, parlo del lavoro. Ma dentro, eccitazione pura. Il segreto mi fa sentire viva. Domani, un altro messaggio? Dio, sì. Non resisto. Questa doppia vita mi consuma, ma non smetto.