Sono sposata con Marco da quattro anni. Di fuori, sembro la moglie perfetta: casa pulita, lavoro stabile come inserviente nella casa di riposo di mia zia Susanna a Roma. Rispettabile, con la fede al dito che brilla sotto i guanti di gomma. Ma dentro… dio, dentro ardo. Ogni giorno lotto con questa doppia vita. La routine mi soffoca: sorrisi ai pensionari, pacche affettuose di mia zia, e poi a casa cene con Marco che mi bacia la fronte. Eppure, il cuore mi batte forte solo al pensiero del proibito. L’adrenalina del segreto mi fa bagnare le mutande.
Tutto è iniziato con il nonno della 124. Ottantaquattro anni, mezzo paralizzato, ma con occhi viscidi. Io entro per pulire, gonna stretta sotto la divisa bianca, capelli castani in una coda disordinata. ‘Buongiorno, nonno.’ Lui mi fissa, borbotta. Mi avvicino per cambiare le lenzuola, e zac: la sua mano secca mi afferra la tetta destra. Sobbalzo. Cuore in gola. ‘Cosa fa?’ Ma lui ride rauco: ‘Tette… troia.’ Arrossisco, ma non fuggo. Lo spingo via, finisco veloce. Succede di nuovo. Ogni giorno. Le sue dita nodose mi pizzicano il culo quando passo. ‘Culo grosso… fotti.’ Io sudo, la fede mi stringe il dito, penso a Marco che mi aspetta. Eppure, tra il disgusto, sento un calore tra le gambe. Non dico niente. Paura di sembrare debole.
La Routine e la Tentazione Nascosta
Mia zia Susanna lo scopre durante un’ispezione. Mi convoca: ‘Spiegami queste trascuratezze nella 124.’ Occhi azzurri come lame. Le racconto tutto, balbettando. Lei sorride appena: ‘Domani vieni da me prima.’ Il giorno dopo, entriamo insieme. Luce al neon cruda. Lui ci vede: ‘Piccola troia.’ Zia chiude a chiave. ‘Allora, nonno, molestiamo la mia nipote?’ Lui ghigna: ‘Tette grosse.’ Zia mi guarda: ‘Mostragliele. Così si calma.’ Io: ‘Zia, no…’ Cuore che pompa. ‘Dai, per il lavoro. Sacrificio breve.’ Esito. Mi sbottono la camicetta. Reggiseno viola. Lo slaccio. Le mie tette saltano fuori, rotonde, capezzoli duri. Lui impazzisce, allunga le mani ossute.
Mi avvicino. Le sue dita ruvide mi strizzano. Pelle fripata sulla mia liscia. Mi pizzica i capezzoli. Io chiudo gli occhi, la fede fredda contro il suo polso. ‘Cazzo… buono.’ Si infila il naso tra le tette, lecca. Io gemo piano. Zia mi tira via: ‘Basta.’ Ma lui indica il basso: ‘Culo… culo.’ Zia: ‘Mostraglielo, finiamola.’ Io, mezza nuda, mi giro. Abbasso jeans e mutande. Fianchi larghi, fica rasata che cola. Lui afferra: dita tra le chiappe, nel buco umido. ‘Troia bagnata.’ Io mi piego, apro le gambe. Il suo dito artritico entra nella fica, scava. Odore di vecchio e sesso. Io ansimo, urina quasi.
L’Esplosione del Desiderio e il Ritorno al Segreto
Zia mi strappa via. Io protesto: ‘No, sto per venire!’ Lei mi gira, mi sbatte al muro. ‘Vuoi venire, puttanella?’ Mi infila due dita nella fica fradicia, strofina il clitoride. ‘Zia… oh cazzo!’ La sua mano esperta, unghie curate. Mi morde il collo, succhia i capezzoli. Sento la sua fica gonfia contro la mia coscia. Si inginocchia, mi spalanca il culo. Lingua sul buco del culo, lecca avida, mentre dita nella fica. ‘Saporita, nipote mia.’ Io urlo, vengo scossa, schizzi sul pavimento. Lei si tocca, infila un dito nel suo ano, viene gridando.
Il nonno? Morto sul letto, sorriso ebete. Noi ci rivestiamo veloci. ‘Non dirlo a nessuno,’ sussurra zia, baciandomi la bocca. Esco, gambe molli. Venti minuti dopo, bacio Marco: ‘Com’è andata?’ ‘Bene, amore.’ Cucino, rido alle sue battute. Ma sotto il tavolo, la fica pulsa ancora. La fede luccica innocente. Domani tornerò da zia. Questo segreto mi eccita da morire. Rischio tutto, e lo adoro.