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La Mia Doppia Vita: Il Weekend di Peccato con il Mio Padrone Segreto

Mi chiamo Sofia, ho 35 anni, sono un’avvocata rispettabile, sposata con un uomo perbene, casa in ordine, pranzi domenicali con i genitori. Ma ho una doppia vita. Luca è il mio amante, il mio Padrone. Domenica scorsa, ho mentito ai miei: ‘Mamma, ho un impegno con colleghe, ci vediamo dopo’. Il cuore mi batteva forte mentre riagganciavo. Sapevo che da lì a poco sarei stata da lui, nuda, legata, a implorare.

Tutta la settimana ero stata una bomba a orologeria. Mi aveva ordinato le palle di geisha dentro la fica ogni giorno, no masturbazione. ‘Solo io comando il tuo piacere, troia’. Pensavo a lui e mi bagnavo all’istante, ma non potevo toccarmi. Mercoledì mattina, sveglia con la figa che pulsava, ho infilato quelle sfere fredde, gemendo piano. L’anello nuziale brillava al dito mentre camminavo in studio, sentendo ogni passo farle muovere dentro. Urina trattenuta, adrenalina pura. Venerdì ero una drogata in astinenza, nervosa, pronta a esplodere.

Il Mensonge per Nascondere il Fuoco

Sabato, mi ha preso all’una. ‘Sei fradicia, puttana’. Mi ha spogliata, legata al letto con i braccialetti di cuoio, braccia tese, gambe aperte. Bendata, aspetti interminabili. Sentivo il suo sguardo su di me, la fica che colava sulle cosce. Poi, dita sul clitoride, vibro dentro, uovo vibrante al massimo. ‘Non venire senza permesso!’. Urlavo, mi contorcevo, ma obbedivo a fatica. Ha inserito tre dita nella fica bollente, poi ha giocato col mio culo vergine, lubrificante freddo, un dito, due, tre. ‘Ti piace farti riempire come una cagna?’. ‘Sì, Padrone!’. Ho goduto dal culo per la prima volta, un’esplosione diversa, anale e violenta.

L’Esplosione del Desiderio e il Ritorno alla Normalità

Punizioni per ogni sbaglio: dimentico di ringraziare? Cravache sulle chiappe, dieci colpi, dolore che brucia ma mi eccita. ‘Conta, troia!’. Martinet sul seno, laniere che graffiano i capezzoli duri. Mi ha messa a pecora, catena al collare, mi ha fatto fare la lavastoviglie con lui che mi fotteva la fica con le dita, tirava le palle geisha. ‘Jouis ora!’. Ho tremato, schizzi ovunque. Poi chapelet anale, cinque sfere che mi dilatavano il buco stretto, dolore misto a piacere proibito. La sua cappella dura in bocca, sborra calda giù per la gola. ‘Puliscimi bene’.

Domenica sera, rientro a casa distrutta, chiappe rosse, fica dolorante ma soddisfatta. Marito mi bacia: ‘Com’è andata con le amiche?’. Sorriso innocente: ‘Bene, stanca morta’. Sotto le coperte, tocco l’anello, ripenso alle catene, al suo cazzo che mi riempiva. Il segreto mi fa bagnare di nuovo. Domani, di nuovo avvocata impeccabile, ma con le palle dentro, contando i minuti al prossimo rischio. Dio, quanto mi eccita questa doppia me.

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