Mi chiamo Sofia, 38 anni, avvocatessa a Milano. Sposata con Paolo da dieci anni, casa perfetta, figli a scuola, riunioni in studio. Tutti mi vedono come la donna in carriera, impeccabile. Ma ho una doppia vita. Ludovico, 52 anni, imprenditore con occhi azzurri e baffi folti. Ci conosciamo da mesi, messaggi rubati, scopate veloci in hotel. Oggi mi ha invitato a casa sua. ‘Vieni a vedere la villa’, dice. A Paolo ho mentito: ‘Riunione con cliente’. Il cuore mi batte forte mentre guido. L’anello nuziale brilla al dito, ma penso al suo cazzo che mi ha sfondato il culo stamattina in garage. Arrivo, lui apre la porta in bermuda, mi bacia con urgenza. ‘Josette non c’è, via per il weekend’. Nudi subito, mi sbatte contro il muro, mi lecca il collo, odore di maschio sudato. Il suo ventre morbido contro il mio, la sua verga già dura. ‘Ti voglio ancora dentro’, gemo. Ma lui ride: ‘Prima la visita’. Camminiamo per la casa, scale su scale, baci ogni due gradini. La sua mano tra le mie cosce, dita che sfregano la fica bagnata. Arrossisco, eccitata dal rischio. ‘E se torna?’. ‘Non torna’. Entriamo in camera da letto. Il letto sfatto, specchi ovunque. Mi guarda: ‘Guarda lì, l’armoire di Josette’. Curiosità mi prende. Apro, lingerie ovunque: culotte di seta bordeaux, reggiseni push-up, porte-jarretelles, bas con cucitura. ‘Prova’, dice lui, occhi golosi. Esito. ‘È sua…’. ‘Dai, Sofia, per me’. Il cuore mi martella. La seta sotto le dita, morbida. Mi calo la culotte, la indosso. Mi modella il culo perfetto. Mi guarda, bermuda teso. ‘Magnifica’. Prende il reggiseno, me lo allaccia. I miei capezzoli duri spingono. Poi bas, porte-jarretelles. Escarpins no, piedi troppo grandi. Ma cammino per lui, anche che ondeggiano, specchio che mi rimanda una dea. ‘Muoviti, troia mia’. Mi eccito da morire.
Si siede sul letto, si tocca il cazzo attraverso il tessuto. Io tortiglio il culo, mi piego. Non resiste. Mi afferra, mi bacia famelico. ‘Aprì le gambe’. Mi gira verso lo specchio, alza la gonna corta che mi ha fatto indossare – nera, aderente. Tira giù la culotte alle ginocchia. Le sue mani aprono il mio culo. Lingua dentro, lecca l’ano ancora umido di prima. ‘Cazzo, che buco stretto’. Geme, saliva che lubrifica. Mi appoggio allo specchio, gambe larghe, offro il culo. Due dita entrano, poi tre, sfregano la prostata – no, la mia fica pulsa, ma lui ama il mio culo. ‘Ti sfondo’. Il quarto dito dilata, poi il suo cazzo enorme preme. Entra facile, poichè bagnato. Poils pubici contro le natiche. Ci guardiamo nello specchio, occhi fissi. Inizia piano, poi accelera. Colpi profondi, ‘Prendilo tutto, puttana sposata’. Gemo forte, la sua mano impugna la mia fica, dita dentro mentre mi fotte il culo. ‘Vengo!’, urlo, sborro sul vetro. Lui continua, mi masturba la clitoride, mi fa venire di nuovo. ‘Riempiti di sborra’. Esplode dentro, caldo che mi invade. Si ritira piano, ma è ancora duro. Mi sdraia sul letto, gambe in su, mi penetra la fica ora. Dolce, bacia i capezzoli attraverso il reggiseno. ‘Ti amo così, mia’. Muovo il bacino, lo accolgo. Viene di nuovo, un fiotto infinito. Crollo esausta.
Il Segreto che Mi Consumava
Ci alziamo, specchio distrutto: gonna stropicciata, camicetta macchiata di sborra, bas rotti. Lacrime. ‘Cos’abbiamo fatto? Josette capirà’. Lui ride, mi abbraccia. ‘Il lavasecco esiste. Vieni, bagno’. Sotto l’acqua calda, ci laviamo, baci lenti. Mi vesto di fretta, lui sistema. Esco con il segreto nel culo, sborra che cola piano. Guido a casa, Paolo mi bacia: ‘Com’è andata?’. ‘Bene’. Sorrido, eccitata. Domani di nuovo. Questa doppia vita mi fa viva. Il brivido del quasi-scoperto, l’anello che sfrega la mano di lui. Non smetterò mai.