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La Mia Doppia Vita: La Notte Proibita con il Collegha a Roma

Mi chiamo Giovanna, ho 48 anni, sono italiana, rossa con qualche chilo di troppo, ma con questi piccoli seni perfetti… lo vedrete dopo. Sposata da vent’anni con Marco, bancario simpatico e ricco, due figlie adulte. Lavoro come quadro commerciale a Milano, in un’azienda di prodotti manifatturieri. Vita normale, sesso ok: mi piace succhiare, farmi scopare la fica, anche il culo anche se non è il mio preferito. Ma dopo ogni volta con lui, resta un vuoto. Un’incompiutezza.

Entra Ugo nel luglio 2001: 46 anni, alto, magro, capelli castani, un po’ stempiato ma affascinante. Io lo formo, lo accompagno. Per un anno, viene spesso nel mio ufficio. Sento i suoi sguardi, mi eccita, ma non tradisco. Mai. Otto ottobre 2002, il capo ci manda a Roma per un corso su un nuovo software. Biglietti per il 14, treno delle 12:30.

La Tensione del Desiderio Nascosto

Nel treno, chiacchieriamo: hobby, cucina, sport. Galante, mi lascia il posto alla finestra. Arriviamo, Etap Hotel. Ci diamo appuntamento per cena. Vado sui Fori Imperiali, conosco un bistrot romano. Aperitivo, cena… dimentico di chiamare la mia amica intima, Laura. Prendo il telefono.

“Ciao Laura, sono Giovanna. Domani pranzo saltato, viaggio a Roma.” “Ok, tutto bene?” “Sì…” “E quel tuo problema sessuale?” Penso sia sola, parlo libera. “Sempre uguale. Facciamo l’amore, ma resto a fame. Vorrei ricominciare subito, ma Marco è veloce, si addormenta.” Ridiamo, le do il nuovo numero.

Ugo ha sentito tutto. Durante cena, il suo piede sfiora il mio, la mano tocca la mia. Torno in camera, doccia, camicia da notte e mutande. Squilla il telefono. “Pronto?” “Buonasera signora, ho cenato vicino a lei, ho preso il numero. L’ho osservata, è affascinante.” Voce tremante. Ricordo la chiamata. “Grazie, ma sono sposata.” “Lo so, anch’io. Ho sentito… i vostri problemi a letto.” Cuore che batte forte. “Vero, ma è mio marito.” “Neanch’io ho tradito. Mia moglie non accetta certe cose.” Calore nel basso ventre, fica umida, capezzoli duri. “Perché me lo dici ora?” “Perché sono sotto l’hotel… apri la porta?”

Adrenalina pura. Esito… “Stanza 332.” Bussa. Tremo, apro. Entra, mi si appiccica dietro, mani sui fianchi. “Mi chiamo Ugo Rossi, e lei?” “Giovanna Bianchi.” Come in un sogno. Mani sui miei seni. “Signora Bianchi, impazzisco per questi tuoi bei tettini. Li divorerò, ti leccherò la fica fino a farti urlare.”

Quelle parole crude… Marco non le direbbe mai. Mi sciolgo. “Oh, succhia i miei tettini, lecca la mia fica.” “Ti leccherò e scoperò tutta la notte.” “Scopami, infila, sborrami in tutti i buchi.”

L’Incontro Esplosivo e il Ritorno al Segreto

Mi butta sul letto, slaccia la camicia, succhia i capezzoli un quarto d’ora, fanno male tanto sono duri. Via mutande, lingua nella fica, dita dentro, clac clac dei succhi. “Scopami forte, voglio il tuo cazzo in fondo!” “Prima succhialo. Ti piace una cappella in bocca?”

Pantaloni giù: cazzo da 20 cm, grosso, duro. Lo prendo, lo pompo, me lo infila in gola. “Più veloce, amor, ti sborro in bocca.” “Sì, ingoia il mio sperma, riempimi!” Viene, jet caldi, ingoio tutto, non mi strozzo. Lo bacia, gusta il suo sapore sulle mie labbra.

Riposo, carezze. Ricomincia a indurirsi. “Prendimi da dietro, la fica brucia!” A quattro zampe. Sputa sul buco del culo, spinge. “Aaaah! Bastardo, mi spacchi il culo! Volevo la fica prima!” “Puttana, ne vuoi ancora.” “Sì, inculami forte, allarga il mio buco!” Boutoir violenti, palle che sbattono sulla fica. Viene dentro. Lo pulisco con la bocca, gusto amaro, ma eccitante. Ricomincia.

Sul dorso, gambe sulle spalle, mi incula di nuovo, 20 minuti. Sborra meno. Dormiamo.

Mattina: lo pompo, mi scopa la fica, orgasmo pazzesco quando mi riempie. 15 e 16 ottobre, scopiamo nonstop. Ritorno in treno, mano sotto gonna, dito nella fica umida.

Ora continua la nostra storia. Lo amo, ma resto con Marco per famiglia, soldi… e questo brivido. L’anello al dito, la sua mano che mi incula. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Se mi chiede di nuovo di lasciarlo tutto… sì.

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