Sono Maria, 38 anni, avvocata a Milano. Sposata con Giovanni da 12 anni, due figli, casa perfetta, amici che mi invidiano. Lavoro in studio, tailleur eleganti, stretta di mano ferma. Tutti pensano sia la donna ideale. Ma… c’è Luca. Il mio amante. Poliziotto, occhi duri, mani forti. Ci siamo incontrati per caso in ospedale, durante un’indagine. Da lì, messaggi segreti. Io, con l’anello al dito che brilla, lui che mi chiama ‘puttana mia’.
Oggi è stato uno di quei giorni. Ufficio fino alle 18, poi il telefono vibra. ‘Stasera? Appartamento abbandonato vicino alla ferrovia. Dobbiamo scopare, non resisto.’ Cuore che martella. Sudo sotto la camicia. Guardo l’anello, lo giro. ‘Sì, ma veloce. Marito aspetta cena.’ Guido lì, mani strette sul volante. Via deserta, odore di piscio e ferro. Parcheggio, scendo. Gambe tremanti. Lui è lì, in ombra, sigaretta in bocca.
Il Segreto che Mi Consumava
‘Sei in ritardo, troia.’ Mi afferra per i fianchi, mi bacia duro. Lingue che si mischiano, sapore di birra e desiderio. ‘Ho rischiato tutto per te.’ Lo spingo dentro, porta scricchiola. Buio, polvere, ma il suo cazzo già duro contro di me. ‘Svelta, Maria, apri le gambe.’ Io esito. ‘E se passa qualcuno? La polizia…’ Ride basso. ‘Peggio per loro.’ Mi strappa la gonna, mutande giù. Dita dentro la fica, bagnata fradicia. ‘Sei una zoccola sposata.’ Geme, io pure. Cuore in gola, anello freddo contro il suo petto caldo.
L’Esplosione di Piacere Proibito
Lo giro, pantaloni calati. Cazzo grosso, venoso, pronto. ‘Prendilo in bocca prima.’ Mi metto in ginocchio, su sporco. Lo succhio, profondo, saliva che cola. Gola piena, lui mi afferra capelli. ‘Brava, succhia come la tua bocca da avvocata.’ Poi mi alza, contro muro. Gambe aperte, lui entra di colpo. ‘Ahh! Cazzo, sì!’ Forte, rapido. Paredi scricchiolano, rischio tutto. Fica che stringe, succhia il suo cazzo. ‘Ti scopo mentre tuo marito lava piatti.’ Urlo piano, mordo spalla. Lui pompa, palle che sbattono. ‘Vengo dentro, puttana.’ Io vengo prima, spasmi, occhi chiusi. ‘Sì, riempimi!’ Sborra calda, piena. Colate giù gambe.
Ci rivestiamo veloci, sudati, ansimi. ‘Vai, amore. Pensa a me stanotte.’ Bacio ultimo, esco. Guardo indietro, cuore ancora folle. Torno a casa, cena pronta. ‘Com’è andata la riunione?’ ‘Bene, stanca.’ Sorrido, bacio Giovanni. Figli chiacchierano. Ma sotto tavolo, mutande umide di sborra. Culpabilità? Poco. Eccitazione pura. Domani ufficio, rispettabile. Ma il segreto mi brucia. Adrenalina del rischio, doppia vita. Non smetto. Mai.