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La Mia Doppia Vita: La Scopata Proibita all’Hotel di Fronte

Dio, non so da dove iniziare. Sono Sofia, 38 anni, avvocata in uno studio importante a Milano. Sposata con Marco da dodici anni, casa perfetta, figli a scuola, vita da copertina. Ma dentro… dentro brucio. Ogni tanto scappo dopo l’ufficio, per un aperitivo. Stasera, gonna aderente che sale sulle cosce, camicetta sbottonata quel tanto, tacchi alti. Entro nel bar di fronte allo studio, affollato. Ordino un prosecco, cuore già un po’ accelerato.

Lo vedo al bancone. Alto, spalle larghe, camicia aperta sul petto villoso. Parla con due amici, ma i suoi occhi saettano su di me. Sorrido, lo fisso. Lui arrossisce? No, sorride indietro. Ha l’anello al dito, come il mio. Brilla sotto le luci. Mi alzo, mi avvicino. ‘Posso?’ dice, sedendosi. ‘Certo,’ rispondo, gambe accavallate, jarretelles che spuntano appena. ‘Tua moglie non ti cerca?’ chiedo, toccandogli il polso. ‘Lavora fino a tardi, turni in ristorante.’ Rido piano. ‘E tu? Marito all’estero per lavoro?’ Annuisco, bugia facile. L’aria si carica, i suoi amici ci guardano ridendo. ‘Non qui,’ sussurro. ‘L’albergo di fronte. Prendi una camera, preservativi. Ti raggiungo.’ Si alza, occhi famelici. ‘Numero?’ ‘Non serve, il portiere è amico.’ Esce, io aspetto dieci minuti. Cuore che martella, penso a Marco che mi manda sms: ‘A stasera amore.’ Rispondo ‘Sì, arrivo presto.’ Paura e eccitazione mi bagnano già.

Il Segreto Nasce al Bancone del Bar

Entro in hotel, saluto Gino alla reception. ‘Stanza 17, è agitato,’ mi dice ridendo. Busso. Apre con asciugamano in vita, fresco di doccia, profumo di sapone. ‘Finalmente,’ ringhia, mi tira dentro. Bacio vorace, lingue che duellano, mani sue sotto la gonna. ‘Cazzo, sei fradicia,’ mormora. Gli strappo l’asciugamano, cazzo duro, venoso, grosso. Lo afferro, lo masturbo piano, poi in bocca. Succhio forte, lui geme ‘Porca puttana.’ Mi sdraio sul letto, apro le gambe. ‘Scopami ora, veloce.’ Entra di colpo, preservativo che scricchiola. Forte, profondo, il letto sbatte contro il muro. Sento l’anello suo premere sul mio fianco, il mio che luccica mentre gli graffio la schiena. ‘Più forte,’ ansimo, tette che rimbalzano, capezzoli duri. Mi gira, a pecorina, mi sbatte il culo, pacche che echeggiano. ‘Vengo,’ grida, spinge fino in fondo. Io esplodo dopo, figa che pulsa, urla soffocate nel cuscino. Sudati, ansimanti, un’ora di pura bestia. Doccia lampo, ‘One shot,’ dico ridendo. Lui annuisce, esausto.

Scendo, Gino ammicca ‘Bravo?’ ‘Perfetto.’ Esco, aria fresca sulla pelle ancora calda. Guido a casa, figa sensibile sul sedile, mutande umide. Marco mi accoglie con cena fumante. ‘Com’è andata al lavoro?’ ‘Stressante, ma ok.’ Bacio casto, lui non sa. Mi siedo, gambe che tremano ancora, ricordo il cazzo dentro, l’anello che sfrega. Colpa? Un po’. Ma l’adrenalina… dio, mi fa viva. Domani ufficio, cliente importante, sorriso professionale. Ma sotto, la troia che sono. Non vedo l’ora del prossimo rischio. Questo segreto è il mio ossigeno.

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