Mi chiamo Laura, ho 38 anni, sposata da dieci con Marco, un uomo per bene. Lavoro come responsabile amministrativa in un’azienda media di Milano. Fuori sembro la donna perfetta: tailleur eleganti, sorriso professionale, anello al dito che brilla sotto le luci fluorescenti. Ma dentro… dio, dentro brucio. Tutto è iniziato a febbraio, con l’arrivo di quel ragazzo, Alessandro. Stagista, 24 anni, alto, moro, timido da morire. Lo vedo dal mio ufficio: mangia da solo, evita tutti. Io no. Io lo spio mentre va alla fotocopiatrice, quel culo sodo nei jeans.
All’inizio solo saluti. “Buongiorno”, un sorriso. Il cuore mi batte forte, guardo l’anello e penso a Marco che mi aspetta a casa con la cena. Ma lui mi fissa, arrossisce. Una pausa sigaretta, ci incrociamo. Parliamo. Scopro che ha una fidanzata, io il marito. “Non dovremmo”, dico ridendo. Ma lo invito a pranzo nel mio ufficio. “Per non mangiare soli”. Mangiamo panini, chiacchieriamo di studi, lavoro. Le sue mani grandi, goffe. Sento la figa bagnarsi. “Ti piace guardarmi?”, gli chiedo un giorno, diretta. Arrossisce. “Sì… scusa”. Rido. “Mi eccita”. Il giorno dopo, pranzo di nuovo. Finito di mangiare, silenzio. Mi alzo, mi siedo sulle sue ginocchia. “Baciarmi?”. Le nostre lingue si intrecciano, umide, urgenti. Il suo cazzo duro contro di me. “Dobbiamo fermarci”, sussurro, ma la mano va sulla patta. Lo tiro fuori, grosso, venoso. Lo lecco dalla base al glande, lo prendo in bocca. Succhio forte, lo guardo negli occhi. Geme. “Laura… cazzo”. Gli tengo le palle, lo masturbo mentre lo ingoio tutto. Viene in bocca, sperma caldo che ingoio avida. 13:15, ci rivestiamo di fretta. Cuore in gola.
Il segreto che mi consuma
I giorni dopo, è routine. Due volte a settimana, nel mio ufficio o in sala riunioni. Adrenalina pura. Ieri, il top. Mattina, gli mando un messaggio: “Midi da me. Niente mutande”. Vengo al lavoro così, gonna aderente, figa rasata liscia. Pranzo veloce. “Sdraiati sulla scrivania”, gli ordino. Mi sollevo la gonna, gli monto in faccia. La sua lingua sulla fica, lecca le labbra, il clito. “Più forte, leccami il culo”. Infila un dito nel mio buco stretto, lo muovo mentre mi succhia. Gemo, tappandomi la bocca. “Cazzo, Alessandro, mi fai venire”. Orgasmata forte, squirto in bocca. Lo giro, a pecorina sulla moquette. Tiro giù i pantaloni, cazzo duro pronto. Mi infilo una preservativo, me lo infilo tutto. “Scopami duro, prima che tornino”. Spinge, profondo, mi sbatte. Sento l’anello sfregare la sua pelle mentre gli stringo la vita. “Nel culo, dai”. Lubrificato dalla fica, spinge piano. “Fa male?” “No, scopami lì”. Va e viene, io mi tocco il clito. “Vengo, porca troia”. Urlo piano, vengo tremando. Lui accelera, mi riempie il preservativo. Sudati, ansimanti. Rumori di passi fuori. Ci rivestiamo veloci, ridiamo nervosi. “Domani?” “Sì”.
Torno a casa, bacio Marco, cucino. Sorrido, l’anello pulito. Ma sotto, la figa pulsa ancora. Il segreto mi eccita da morire. Rischio di tutto per quel cazzo giovane. Domani lo rifacciamo. Dio, non resisto.