Mi chiamo Anna, ho 39 anni, sono un’avvocatessa a Milano, sposata da 12 anni con Marco, un uomo rispettabile, padre amorevole. Fuori sembro la donna perfetta: tailleur eleganti in ufficio, cene di famiglia, yoga il sabato. Ma dentro… dentro brucio. Adoro il brivido del proibito, quel cuore che martella quando rischio di essere scoperta. Ogni estate, andiamo nelle Alpi, in una piccola stazione vicino al confine francese. Calm, passeggiate, aria pura. O almeno, così pensa lui.
Quest’anno, giorno perfetto. Partiamo dall’albergo con zaini, mappa. Camminiamo piano, godendoci i panorami: prati verdi, picchi innevati. Arriviamo al ruscello per il picnic. Stendiamo la coperta, mangiamo formaggi, pane, un po’ di vino. Fa caldo, Marco si toglie la maglietta, torso nudo sudato. Mi sdraio vicino, gli accarezzo il petto. Dita sui capezzoli, li pizzico piano. Lo so che lo fa impazzire. Sento la sua erezione premere nei bermuda. Abbasso la zip, lo prendo in mano. Lento, su e giù. Lui chiude gli occhi, geme piano: “Amore, sei una diavola”. Io sorrido, ma… lo vedo.
La Tensione del Segreto Quotidiano
Un uomo, a una ventina di metri, dietro un cespuglio. Trenta’anni, magro, atletico. Ci fissa, mano nei pantaloni, si masturba guardando noi. Cazzo mio batte forte, umidità tra le cosce. L’anello nuziale luccica mentre stringo il cazzo di Marco. “Aspetta, amore, vado a fare pipì laggiù”. Lui annuisce, mezzo addormentato dal piacere. Mi alzo, gonna leggera che svolazza, mi infilo tra i cespugli. Cuore in gola, eccitazione che mi fa tremare le gambe.
Lui mi segue. Non dice una parola. Io mi giro, lo guardo negli occhi: “Ti piace guardare?”. Annuisce, tira fuori il cazzo: dritto, spesso, cappella rossa gonfia. Odore di maschio sudato, natura. Mi inginocchio sull’erba umida, prendo quel cazzo in mano. Caldo, pulsante. Lo lecco dalla base alla punta, lingua che gira intorno al glande. “Cazzo, sei una troia sposata”, sussurra lui, mano nei miei capelli. Succhio forte, bocca piena, saliva che cola. Gemo con la bocca piena, mano sull’alleanza che gratta la pelle. Mi alzo la gonna, mutande da parte: fica bagnata, gonfia. “Scopami, veloce, prima che torni”.
L’Acte Proibito e Intenso
Mi piega contro un sasso, entra di colpo. “Ah! Sì, fottimi duro”. Pompa veloce, cazzo che sbatte dentro, palle che schiaffeggiano. Sento Marco lontano che chiama? No, forse immagino. Paura mista a goduria. Mi pizzica i capezzoli da sopra la camicetta, mi morde il collo. “Prendi la sborra, puttana”. Io vengo prima, fica che si contrae, urlo soffocato. Lui spinge profondo, esplode: sperma caldo che mi riempie, cola giù sulle cosce. Mi stacco, mi pulisco con le dita, lecco il resto. “Grazie, bello”. Lui sparisce tra gli alberi.
Torno da Marco, bocca ancora con quel sapore salato. Gli sorrido, riprendo a masturbarlo. “Dove eri?”. “Niente, natura”. Finisco lui con la mano esperta, lo guardo negli occhi pensando al mio segreto. Cena in albergo, lui stanco felice. Io? Elettrica dentro. Domani un’altra passeggiata. Sa Dio cosa succederà. Questa doppia vita mi uccide e mi fa viva. L’anello al dito, il brivido nel cuore. Non smetterò mai.