Dio, non so da dove iniziare. Mi chiamo Martina, ho 32 anni, sposata da cinque con Luca, un uomo perbene. Lavoro come responsabile logistica in un’azienda milanese, vita impeccabile: tailleur eleganti, riunioni, sorrisi ai colleghi. Ma dentro… dentro brucio. Adoro il rischio, il cuore che martella, l’adrenalina di un segreto che potrebbe distruggermi.
Era la festa di Natale aziendale. Famiglie ovunque, per evitare casini. Io avevo bevuto un po’ troppo prosecco. Vedevo Fabrizio, il mio capo, 40 anni, sposato con Eleonora, quella bionda perfetta sempre al suo fianco. Lui mi passava davanti ogni giorno senza un’occhiata, ma io fantasticavo sul suo cazzo duro sotto i pantaloni. Quel giorno, l’ho visto salire in ufficio per un dossier dimenticato. Il mio cuore ha iniziato a battere forte. ‘È ora’, ho pensato. L’ho seguito, tacchi che cliccavano sulle scale.
Il Segreto alla Festa Natalizia
Nel suo ufficio, l’ho fermato. ‘Non mi vedi mai’, ho detto, con voce tremante, slacciando il primo bottone della camicia. I miei capezzoli tesi spingevano contro il reggiseno. Lui ha arrossito, ha provato a spingermi via. ‘Martina, sono sposato…’. Ma il suo cazzo si induriva, lo sentivo contro la mia mano che lo stringeva attraverso il tessuto. L’alliance al mio dito scintillava, contrasto delizioso con la sua zip che scendeva.
Poi… la porta si è aperta. Eleonora. Mi ha guardata, ha visto tutto. Pensavo allo scandalo, al licenziamento, a Luca che scopre. Invece, gelida: ‘Vi venite con me. A casa. Subito’. Silenzio attonito. Siamo usciti dalla festa dopo i regali, in macchina. Io sudavo, eccitata e terrorizzata. ‘Cosa vuoi fare?’, ho balbettato. ‘Vedrai. Ma se parli, ti distruggo’.
L’appartamento loro era ordinario, moderno, senza figli. Cucina pulita, tavolo di legno. ‘Spogliati. Nuda. Ora’, ha ordinato Eleonora. Ho esitato, ma i suoi occhi… mi eccitavano. Mi sono tolta tutto, rossa fino alle orecchie, i miei ricci castani sparsi sul tavolo. Mi sono sdraiata, gambe aperte, piedi sul bordo. La mia figa quasi rasata, solo una striscia, pulsava già.
Fabrizio, vestito, si è seduto in fondo. Ha chinato la testa e ha iniziato a leccarmi. La sua lingua calda sulla mia fessura, lenta, concentrata. Io gemevo piano, ‘Oh cazzo…’. Eleonora seduta di lato, mani in grembo, mi fissava. ‘Guardami, Martina. Ti vergogni?’. ‘Sì…’, ho ansimato. ‘Perché? Di venire così, davanti alla moglie del tuo amante?’. La sua voce mi trafiggeva, ma aumentava il fuoco.
L’Esplosione di Piacere nell’Appartamento
‘Lecca più a fondo’, ha detto lei a lui. ‘Apri le labbra con le dita, passa la lingua piatta sul clitoride. Sì, succhialo!’. I gemiti miei si fecero urla. Il cuore mi scoppiava, pensavo a Luca a casa. Poi Eleonora ha alzato la gonna, si è tolta le mutande, ha preso la mia mano e l’ha messa sulla sua figa bagnata. ‘Assaggia’. Ha portato le mie dita alla mia bocca. Sale, dolce, proibito. Fabrizio ha infilato un dito nel mio culo e uno in figa, lingua sul clito. Ho esploso, ‘Sto venendo! Cazzo, sì!’. Corpo inarcato, squirto in bocca a lui.
Poi è stato il mio turno. Eleonora nuda sul tavolo, io in ginocchio a leccarla. ‘Brava, succhia il clito come una puttana’. La sua figa rasata, sapore muschiato. Le mie dita dentro, lingua che frugava. Fabrizio nudo, cazzo enorme, viola, una goccia in cima. Non si toccava, come ordinato. Io acceleravo, graffiandole il culo. Lei ha urlato, venendo forte, ‘Cazzo, sì!’
Fabrizio l’ha presa, gambe sulle spalle, cazzo che entrava di colpo nella sua figa aperta. Io guardavo da vicino, il pistone lucido che la sfondava. ‘Baciatavi!’, ha implorato lui. Eleonora mi ha attirata, lingue intrecciate, mentre lui ci guardava e sparava dentro di lei, ‘Ti riempio, amore!’. Grida, tremori.
Dopo, sul divano, carezze. ‘Torna’, mi ha sussurrato lei. ‘O vieni in montagna con noi’. Ho succhiato il suo cazzo ancora duro, ingoiando ogni goccia mentre lei mi spingeva la testa.
Ora sono a casa, Luca dorme. Sorrido, figa ancora umida. Il segreto è nostro. Domani fingo normalità in ufficio, ma rivivo ogni leccata, ogni spinta. Questa doppia vita… mi fa venire solo a pensarla. Dio, non vedo l’ora del bis.