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La Mia Doppia Vita: Il Vicino Polacco e la Mia Passione Segreta

Dio, non ce la faccio più. Di giorno sono Sofia, l’avvocatessa impeccabile, sposata con Marco da dieci anni, casa perfetta a Milano, riunioni in studio, tailleur eleganti e alliance al dito che brilla. Ma dentro… dentro sto impazzendo. Da settimane spio i vicini polacchi, Beledni e quella strega di Irina. Lui, quel bestione con la pancia ma braccia come tronchi, e quella… quella cosa enorme che gli vedo gonfiare i pantaloni. L’ho vista una volta dalla finestra, mentre la inculava selvaggiamente. Da allora, il cuore mi batte forte ogni volta che li sento. Mi bagno solo a pensarci. Stamattina, dopo l’udienza, sono andata al supermercato. Vita normale, no? Ma le mutande mi stringevano, i seni troppo grossi per il reggiseno vecchio. Ho preso un completo in pizzo trasparente, troppo piccolo apposta, l’ho provato in cabina. Niente allarme. L’ho tenuto addosso, ho rimesso i vecchi sul scaffale. Cuore in gola, mani sudate. Sembrava che tutti lo sapessero, che leggessero la puttana che si nasconde sotto la gonna del tailleur.

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Tornando a casa col bus, sudata per il caldo, pensavo a lui. A quel rigonfiamento mostruoso. Ho grossito un po’, curve generose, ma mi piaccio così, tette enormi che debordano. Marco non le tocca più, routine noiosa. Arrivo al palazzo, quarta piano, ascensore rotto. Scale, sacchetti pesanti. Le chiavi? Merda, non le trovo. Dietro di me, musica polacca a tutto volume, porta aperta. Guardo dentro: Beledni sul banco pesi, torso nudo, short aderenti. Solleva barre da tonnellata, grugnisce come un toro. Il mio sguardo cade lì, tra le gambe. Cristo santo, quella bava mostruosa spinge il tessuto, il glande quasi visibile lungo la coscia. Mi si contrae la pancia, figa bagnata all’istante. Sto lì ipnotizzata, alliance che luccica mentre stringo i sacchi.

La Routine Quotidiana e il Desiderio che Mi Consuma

Crack! Un sacco si spacca, bottiglia di vino rotta, vetro ovunque. Trovo le chiavi, entro, prendo secchio e straccio. Torno sul pianerottolo a quattro zampe, gonna tirata, culo in aria. L’odore di vino mi stordisce. Mi piego, cambrata esagerata verso di lui. Lo sento che mi guarda. Mi tremano le cosce, mutandine nuove fradice, clitoride gonfio. Mi taglio la mano su un vetro, sangue, vertigini. Lui si alza, si avvicina. ‘Aiuto?’ dice con accento pesante. Irina urla da dentro, litigio. ‘Aspetta,’ mi dice, prende lo straccio. Le sue mani ruvide sulle mie, così vicine. Lei sbatte la porta, esce un attimo per le scale. Lui mi tira su, contro il muro del pianerottolo. ‘Tu… sempre guardare,’ ringhia. Bacio brutale, lingua invadente. Mano sul mio seno, stringe forte attraverso il pizzo rubato. ‘Grande troia,’ sussurra. Tiro giù il suo short, cazzo enorme salta fuori, venoso, cappella viola grossa come un pugno. ‘Dio, è… mostruoso,’ balbetto. Lui ride, mi gira, alza gonna, strappa mutandine. ‘In culo? No, figa prima.’ Spinge dentro, spalanca tutto. Urlo soffocato, piena, dolorante ma estasi. Pompa veloce, rischio tutto, lei può tornare. ‘Puttana sposata,’ grugnisce, mano su bocca. Sbatte duro, palle contro culo, io gemo nel palmo. ‘Vengo,’ ansimo. Lui accelera, ‘Prendi sborra.’ Schizza dentro, caldo, tanto, cola giù gambe. Ritrae, cazzo ancora duro.

Irina torna, lui si ritira veloce, short su. ‘Pulito,’ dice. Entro in casa tremante, figa che pulsa, sborra che sgocciola. Doccia rapida, mutande vecchie, cena pronta per Marco. Lui arriva, bacio casto. ‘Giornata ok?’ ‘Sì, amore.’ Dentro, rido. Alliance al dito, suo sperma in me. Domani studio, ma stasera mi masturbo pensando al rischio. Questo segreto mi fa viva. Voglio di più.

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