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La mia doppia vita: l’Ogre e il brivido del proibito

Mi chiamo Maria, ho 38 anni, sposata con Carlo da dieci. Lui è il farmacista della città, rispettato, sempre in giacca e cravatta. Vita perfetta: casa ordinata, cene con amici, chiesa la domenica. Ma dentro, brucio. Francesco, l’Ogre. Lo chiamano così: alto due metri, barba nera folta, voce che rimbomba come un tuono. Scrittore famoso, libertario, mangia come un lupo, scopa come un dio. Ci siamo incontrati a una festa letteraria qui a Chieri. Da allora, la mia doppia vita.

Stasera, dopo cena. Carlo russa sul divano, giornale in mano. Il telefono vibra. ‘Vieni. Subito. Parcheggio dietro la collina.’ Cuore in gola. Guardo l’anello al dito, quello che mi ha messo lui, luccicante. ‘Esco a prendere il latte,’ gli dico. Lui annuisce, distratto. Esco, gambe tremanti. Piove piano, l’aria umida mi bagna la pelle sotto il cappotto. Guido piano, mani sudate sul volante. E se mi vede qualcuno? La moglie del farmacista con quel diavolo. Dio, che adrenalina. Parcheggio. Lui è lì, appoggiato alla sua jeep, sigaretta in bocca. ‘Maria mia,’ ringhia, e mi attira contro il suo petto enorme.

Il segreto che mi divora

Le sue mani grosse mi stringono i fianchi. Sento il suo cazzo già duro contro la pancia. ‘Ho pensato a te tutto il giorno,’ mormora, mordendomi il lobo. Esito. ‘Francesco, e se… mio marito…’ Ma lui ride, quel riso profondo che mi fa sciogliere. ‘Zitta, troia mia. Hai voglia, lo so.’ Mi spinge contro la macchina, fredda sulla schiena. Mi slaccia il cappotto, la camicetta. Le tette saltano fuori, capezzoli duri come sassi. Me le morde, forte, mentre la mano scivola sotto la gonna. ‘Sei bagnata fradicia,’ dice, infilando due dita nella fica. Gemo, forte. ‘Sì… oh cazzo, sì.’

L’urgenza della passione

Mi gira, mi abbassa le mutande alle ginocchia. L’anello brilla mentre mi appoggio al cofano. Sento la zip, il suo cazzo enorme che preme contro il mio culo. ‘Prendilo tutto,’ grugnisce, e spinge dentro. Uno colpo secco, mi riempie fino in fondo. Urlo, ma lui mi tappa la bocca. ‘Silenzio, o ci beccano.’ Pompa veloce, duro, la macchina cigola. Io spingo indietro, la fica che lo stringe come una morsa. ‘Più forte, Ogre… scopami!’ ansimo. Sento le palle che sbattono, il sudore che cola. Mi tocca il clitoride, ruota. Vengo tremando, le gambe molli. Lui accelera, ringhia: ‘Ti riempio, puttana.’ Sento il calore sparato dentro, profondo.

Ci stacchiamo ansimanti. Mi pulisco con un fazzoletto, remango su. ‘Torna da tuo marito, brava moglie,’ dice ridendo, ma mi bacia la mano sull’anello. Guido a casa, fica che pulsa ancora, profumo di lui addosso. Carlo dorme. Mi lavo veloce, sorride nel sonno. ‘Tutto bene?’ borbotta. ‘Sì, amore.’ Mi infilo a letto, il cuore che martella. Domani sarò di nuovo la Maria perfetta. Ma dentro, rido. Questo segreto mi fa viva. L’Ogre mi possiede. E non smetterò mai.

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