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La Mia Doppia Vita: Il Brivido della Passione Proibita

Mi chiamo Sofia, ho 38 anni, vivo a Bari con mio marito Paolo e i nostri due figli. Sono avvocatessa in uno studio importante, sempre elegante, con l’anello al dito che brilla sotto le luci dell’ufficio. La mia vita è perfetta: cene in famiglia, weekend al mare, sesso regolare ma… prevedibile. Paolo è dolce, ma manca quel fuoco. E io? Io ho un segreto. Anni fa, a 25 anni, ho incontrato Marco in un bar sul lungomare. Alto, occhi verdi, viaggiava per lavoro. Abbiamo parlato ore, i suoi racconti di New York e Rio mi hanno ipnotizzata. Quella notte, in macchina, la sua mano sulla mia coscia sotto la gonna. Il cuore mi batteva forte, sentivo l’alliance fredda contro la sua pelle calda. ‘Sofia, sei bagnata’, mi ha sussurrato. Ho gemuto, venendo solo per le sue dita.

Abbiamo scopato ovunque: spiaggia di notte, toilette del bar, la sua auto con i vetri appannati. Mi comprava lingerie, mi faceva viaggiare nuda accanto a lui, i clacson degli altri mi eccitavano da morire. ‘Marco, e se ci vedono?’, dicevo ridendo, ma il rischio mi faceva impazzire. Durò tre mesi, poi i miei genitori, la differenza d’età, finì. L’ho sposato Paolo, ho costruito questa vita. Ma dicembre scorso, mentre facevo shopping natalizio, l’ho visto. Via Sparano, folla, lui entra in una boutique di intimo. Il cuore in gola. Entro anch’io, pretesto un regalo. Lui è lì, con la commessa. I nostri sguardi si incrociano nello specchio. ‘Sofia?’, balbetta. Arrossisco, ma sorrido. ‘Marco… dopo tutti questi anni.’

La Vita Perfetta e il Segreto che Brucia

La commessa ci lascia soli. Provo un completino nero, stringhe e reggicalze. Mi guarda, la sua erezione evidente. ‘Sei sempre una dea’, dice. Io, con l’alliance che luccica, gli mostro il sesso rasato sotto la trasparenza. ‘Paolo non apprezza queste cose’, confesso, la voce tremante. ‘Mi manchi, quel brivido.’ La tensione sale, il mio clitoride pulsa. ‘Vieni da me, ora’, mi implora. No, troppo rischioso. Ma esco senza mutande, la gonna fissa che sfrega. In macchina, nel parcheggio sotterraneo, non resisto. ‘Fammi vedere il tuo cazzo’, dico afferrandolo. Duro, venoso, come lo ricordavo. Lo lecco avida, succhio le palle, lui geme. ‘Sofia, cazzo, sei una troia.’ Lo cavalco sul sedile, il preservativo slitta dentro la mia figa fradicia. Urto forte, i finestrini tremano. ‘Più veloce, prima che ci beccano’, ansimo. Viene dentro il lattice, io squirto sul suo stomaco, il cuore a mille.

Non basta. Andiamo a casa sua, un appartamento in periferia. Nuda sui bas, mi masturbo davanti a lui con un dildo nero. ‘Guardami il culo’, dico infilandomelo piano. Geme, si sega. ‘Fottimi con gli occhi.’ Io lo penetro con le dita, come facevo una volta. Veniamo insieme, urlando. Doccia separata, ci salutiamo: ‘Questo resta nostro.’ Torno a casa, Paolo mi bacia, i bambini dormono. Cucino cena, sorrido. Ma sotto, la figa ancora gonfia, l’alliance che pizzica. Il segreto mi eccita di più del sesso. Domani ufficio, rispettabile. Ma stasera, rivivo tutto. Il brivido della doppia vita… non lo cambierei per niente.

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